“Eppure non mi sembra uno dei soliti barboni della piazza”, dice una voce di donna. Lo prendo come un complimento e continuo a sognare un po’ (sognecchiare?) sdraiato all’alba su una panchina in piazza S.Spirito. Dopo un po’ decido di smettere di sognare e rialzo anch’io la testa e vedo lontana una donna che sta parlando con un operaio della Quadrifoglio che per lei ha dovuto interrompere il giornaliero e intenso lavoro di spazzamento di vetri della piazza. Ad un certo punto lei comincia a indicarmi ripetutamente e l’operaio, che conosco, comincia a ridere. Capisco che è la donna dal pregiudizio facile e le sfodero il mio sorriso più pulito nella speranza di confermare, quantomeno, il sospetto di non essere uno dei soliti barboni della piazza, ma non sembra bastare perché lei, quasi impaurita, si allontana. Prima di proseguire il suo cammino sui pezzi di vetro di piazza S. Spirito riesce a trovare il tempo di unire con un sol colpo d’occhio in un identico disappunto me e lo spazzino. Mi alzo dalla panchina, saluto da lontano lo spazzino, mi guardo intorno e scopro che potrei effettivamente sembrare, se non proprio un barbone, sicuramente l’unico reduce della notte presente nella piazza, perché tutti gli altri sono intenti a fare qualcosa. Insomma per tutti sta iniziando una nuova giornata di lavoro. Non resta che farlo anche a me. Del resto è quasi l’ora. In realtà quella notte avevo deciso semplicemente di trasferire le mie ultime ore di sonno dal mio letto abituale ad una panchina di piazza S. Spirito. Non che ci fosse un particolare motivo. Semplicemente volevo vedere che effetto che fa.

Qualche ora dopo io e lo spazzino c’incontriamo di nuovo in piazza. Lui s’è vestito dei suoi panni, mentre io sono diversamente vestito rispetto al nostro incontro all’alba. In quel momento la nostra signora ci passa accanto e, vedendoci, ci lancia ad entrambi con un sol colpo d’occhio un identico sguardo di sorpresa. Forse non ci riconosce. Di fronte a lei ci sono un presunto spazzino ed un presunto barbone. O forse no. Del resto come dice il mio amico Francesco (De Gregori per la precisione) chi cammina sui pezzi di vetro ha due anime. E forse chi sui pezzi di vetro ci sogna anche più di due…..

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Giovanni Grossi

Ho cinquantanni e per il mio lavoro ho la fortuna di girare per Firenze in bicicletta e quando scendo dalla bici vado a piedi e quando sono stanco salgo sull’autobus. Il mio primo amore è la scrittura ed il mio primo amore dura tuttora. Sono tra i fondatori dell’associazione Tandem di pace e sono nella giuria del premio letterario fogli di viaggio dedicato alla figura di Tiziano Terzani. Adoro i miei figli e mangiare un panino con l’hamburger la domenica sotto la curva Fiesole. Dimenticavo….il mio primo odio è la juve ed anche questo dura tuttora.