“L’Italia è un paese bellissimo con molti problemi”, dice il mio prof di inglese. E come dargli torto?
Il Belpaese arranca in molte cose, fra le quali la parità di genere. Per essere una nazione appartenente al mondo occidentale, infatti, si trova a fare i conti con un forte retaggio maschilista.
Lo si può osservare ultimamente in relazione al caso di Harvey Weinstein, il produttore cinematografico accusato di molestie.
Una quantità industriale di persone ha ritenuto sensato reagire al fatto dicendo cose come: “Ma perché denunciano solo ora? Non potevano farlo prima?”, oppure: “Se non hanno denunciato subito vuol dire che se lo sono inventato”.
Consapevole che il maschilismo e la misoginia siano mali che infettano il mondo intero, giacché nessuna società si è sviluppata con una parità socio-economica tra i sessi alla base, mi addolora vedere come questi cancri proliferino bene nella nazione in cui sono nata e cresciuta.
In Italia si sente un gran bisogno di screditare le vittime invece che i carnefici in varie forme, specialmente quando l’abuso di potere è esercitato da un uomo nei confronti di una donna.
Perché le donne che denunciano una molestia vengono subito prese per bugiarde? Perché tutti sono pronti a puntare il dito contro di loro? “L’avrà provocato”, “avrà bevuto troppo” (come se fossero attenuanti poi), “se lo sarà inventato”.
Ci fosse stato qualcuno che avesse avuto qualcosa da ridire sul fatto che un uomo di potere si sente in diritto di usare le persone appartenenti al sesso femminile a suo piacimento. No, quello va bene, è regolare. Siamo assuefatti a queste dinamiche al punto che non fanno tanto scalpore.
Faccio questo esempio per comodità perché è il più diffuso, ma ci sono anche uomini che abusano di altri uomini e donne che abusano di uomini o altre donne, e nessuno di questi è accettabile.
Perché hanno trovato il coraggio di denunciare solo ora? Forse si vergognavano, avevano paura di non essere credute o il trauma era troppo forte per poterne parlare. Forse addirittura alcune si sono fatte coraggio a denunciare proprio ora visto che è un periodo storico in cui le questioni di genere hanno più rilevanza. Chissà.
Non credo serva una laurea in psicologia per rendersi conto che ogni persona è fatta a modo suo e reagisce alle vicissitudini della vita in maniera altrettanto personale. Alcune hanno il coraggio di denunciare subito, altre non ce la fanno. Per questo non meritano attenzione e comprensione? No.
Irene Facheris, in arte Cimdrp, invece una laurea in Psicologia ce l’ha e parla della questione in un video che consiglio vivamente:

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Elena Sofia Frati

Studentessa di Lingue dell’Università di Firenze, classe 1992, appassionata di musica, cinema, letteratura. “Canto” e “suono” per la gioia dei miei vicini. Interessata alle questioni di genere, amo scrivere ed avere una stanza tutta per me per poterlo fare.