La felicità è mangiare un panino al prosciutto comprato alla bottega poco dopo Arcidosso e mangiarlo guardando le morbide colline bionde con i rotoloni di fieno appoggiati sopra. È guidare attraverso i boschi dell’Amiata per andare a visitare i miei amici dell’ agriturismo “Il Cornacchino” e salutare la cornacchie (appunto) e le gazze ladre appollaiate sui guard rail(s) tutti storti e ammaccati.
La felicità è poi arrivare al mare della Maremma con la mareggiata e starsene seduti sulla sdraio fino alle 7 passate, quando il sole colora il cielo di rosa e arancione e l’acqua di sfumature dal verdognolo al verde smeraldo al blu scuro…ci starei ore sulla spiaggia a guardare il mare. Non ho neanche bisogno di tuffarmici, lo guardo da lontano, ne sento l’odore e son felice.
Queste sono le cose che mi mancano quando sono via…soprattutto il panino al prosciutto, la pizza con i pomodori che sanno di pomodori, le acciughe e quel dolce di pandispagna arrotolato con la cioccolata fondente e lo strato imbevuto nell’alchermes.
Mi manca star a guardare i paesaggi, e la velocità con cui cambiano e scivolano l’uno dentro l’altro mentre guidi da Firenze, verso Siena, sulla Cassia, e poi l’Amiata e poi giù verso il mare passando da Arcidosso e Paganico.
La felicità è andar in bicicletta di notte sui lungarni, guardare i lampioni che si specchiano nell’Arno e cantare a squarciagola a bocca spalancata e mangiarsi una boccata di moscerini e poi tossire e poi ridere.
La felicità è la lentezza che troppo spesso dimentichiamo di lasciare che si impossessi di noi. La pigrizia, quella buona, quella che non è svogliatezza, ma una forma di meditazione ed un ritmo più umano.
Io non capisco come mai ultimamente dire che non si ha niente da fare e “cazzeggiare” sia una cosa disdicevole…Sembra che se non sei sempre indaffarato e produttivo e appiccicato al telefono o internet, non sei una persona credibile e valida.
Gli Americani sono sempre in movimento, iper-stimolati e iper-produttivi e la cosa non credo sia sana. Noi stiamo facendo lo stesso, sebbene ahimè a volte non siamo neanche così produttivi, ma giriamo a vuoto.
Io voglio star ferma e zitta a guardar fisso qualcosa, qualcosa di bello possibilmente, e lasciare che il mondo mi scorra addosso nella sua follia. E per fortuna quando vengo in Italia trovo quei due, tre, cinque amici con cui farlo è ancora possibile, con cui si sta a chiacchiera raccontandosi cose, ma anche guardandosi intorno, senza l’ansia del dover fare e dire ed essere a tutti i costi.
Perché secondo me la felicità è tutte le cose dette sopra, ma soprattutto star a chiacchiera con un amico, uno di quelli con i quali puoi anche star zitto davanti a un bicchiere di vino.

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Giulia Millanta

Giulia Millanta e’ una cantautrice fiorentina.
Per anni ha suonato nei migliori clubs e festival di tutta Italia, ha partecipato per 4 anni consecutivi all’ Acoustic Guitar Meeting di Sarzana, vincendo inoltre il premio carisch come miglior chitarrista e cantautrice nel 2010.
Ha condiviso il palco con artisti come Mary Gauthier, Andy White, Joe D’Urso, Willie Nile e molti altri..
I suoi numerosi viaggi e tours (Inghilterra, Spagna, Olanda, Germania, Stati Uniti) l’hanno portata con il tempo in contatto sempre più’ ravvicinato con la scena musicale statunitense.
Lo scorso anno si è trasferita ad Austin, Texas inserendosi rapidamente nella comunità musicale della capitale mondiale della musica dal vivo.
Ha all’attivo 4 dischi solisti: Giulia and the Dizzyness (2008), Dropping Down (2011), Dust and Desire (2012) registrato ad Austin e co-prodotto con David Pulkingham e “The Funambulist” (2014), una ricerca musicale sull’arte dello star in bilico fra diverse realtà, linguaggi, domande sulla vita, la morte, l’amore e tutte quelle altre “cosette” che occupano il nostro quotidiano.