ANSA. Oggi nel mercato della città di Firenze sono stati picchiati due monaci, uno dei quali versa in gravi condizioni. I due monaci si erano messi ad inveire pubblicamente contro il Vescovo e l’Abate di San Miniato accusandoli di aver comprato la loro carica. Una ventina di soldati fedeli al Vescovo hanno ristabilito l’ordine malmenandoli abbondantemente. Uno di loro è stato costretto all’esilio.

Questa notizia porta la data 1032, mese più, mese meno. Un migliaio di anni fa. Oggi la Chiesa cerca di modernizzarsi, si sente parlare di accettazione del divorzio, del rapporto con la procreazione assistita o dei matrimoni gay. Una Chiesa divisa al suo interno tra chi chiede modernità e chi, invece, vuole che tutto rimanga com’è. Mille anni fa era esattamente lo stesso, solo con altri problemi. I Vescovi e i preti avevano spesso mogli e figli, facevano una vita piena di agi perché erano nobili e con i loro soldi compravano le cariche ecclesiastiche. Come i tassisti oggi comprano le licenze dei loro taxi. Ma c’era chi si opponeva, lottando contro questa corruzione. Uno di questi ‘riformatori’ si chiamava Giovanni di Gualberto. Era, probabilmente, figlio di un nobile che si era fatto prete. Invece di fare il cavaliere e dedicarsi alle cose terrene aveva scelto di recarsi a Firenze e di farsi monaco, presso il monastero di San Miniato al Monte. Qui si era scontrato con l’Abate, reo di aver comprato la sua carica. Le sue accuse caddero nell’indifferenza generale finché non decise di recarsi da un personaggio curioso, uno dei più singolari che abbiano vissuto mai nella nostra città: Teuzo, un eremita che viveva a Firenze, tra la gente.

San Giovanni Gualberto, che schiaccia i corrotti dal suo esilio di Vallombrosa

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Teuzo era un monaco venerato e temuto allo stesso tempo per la sua intelligenza e irascibilità. Aveva rapporti con papi e imperatori, ma aveva in odio il suo superiore e viveva isolato dagli altri monaci in una cella nella Badia Fiorentina (in via del Proconsolo). Nella sua cella i fiorentini andavano a chiedere consigli e profezie. Oppure lo sentivano predicare al mercato, vestito di pelli come un selvaggio.
Anche Giovanni andò da Teuzo per chiedere consiglio. Insieme si recarono al mercato di Firenze. Qui, tra i fiorentini di allora, iniziarono a inveire contro il Vescovo di Firenze e l’Abate di San Miniato tentando di creare una ‘rivoluzione’, un moto di popolo che cacciasse i corrotti. Dal vicino vescovado (il mercato era dove adesso c’è piazza della Repubblica) arrivarono i soldati e i fedeli del Vescovo. Teuzo fu costretto a tornare nella sua cella. Il povero Giovanni di Gualberto rischiò di essere ucciso e dovette scappare da Firenze. Si rifugiò in montagna per scappare dalle ire del suo Vescovo. Da qui organizzò una parte importante della Riforma della Chiesa di mille anni fa, fondando l’ordine dei Vallombrosani.

Oggi giorno, per subire l’esilio, un uomo di chiesa fiorentino dovrebbe fare qualcosa rivoluzionario: sposare due omosessuali. Come ha fatto Don Santoro delle Piagge, poi costretto dal Vescovo ad allontanarsi dalla sua comunità, in punizione, lassù in montagna.

Don Santoro delle Piagge, punito dal Vescovo per aver celebrato un matrimonio tra due persone

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Emiliano Scampoli

Archeologo e programmatore, insomma uno dei tanti ossimori viventi. Ha pubblicato “Firenze, archeologia di una città” e altro sulla Storia di Firenze in base ai dati archeologici. Qui scrive una rubrica su quello che c’è sotto Firenze e come influenza ciò che sta sopra.