In un’epoca di giovanilismo estremo può sembrare capzioso ritenere che 32 anni siano considerabili “vecchiaia”.

In fin dei conti se avessimo azzardato questo ragionamento per i 32 anni di Sharon Stone, saremmo stati probabilmente (e giustamente) lapidati sulla pubblica piazza.

Per par condicio dovremmo ammettere che Sean Connery a 32 anni non aveva neppure la metà del fascino che ha acquisito nei lustri successivi.

Cambiando genere “Birdy”, prima colonna sonora di Peter Gabriel, ha da pochi giorni compiuto i fatidici 32 anni e, pur riconoscendone il valore artistico pressoché immutato, il segno degli anni nelle sonorità non si riesce a nascondere, ma di “vecchiaia” non è comunque il caso di parlarne.

Insomma, a 32 anni non si è vecchi.

A meno che non si parli di pastori bernesi… o di internet.

In informatica 32 anni sono un’era geologica, rappresentano la storia.

Il 15 marzo del 1985, 32 anni fa, veniva registrato il primo dominio internet al mondo: symbolics.com. Internet era ancora principalmente utilizzata in ambito militare e accademico; la necessità per un’azienda di registrare un dominio era lontana dall’assumere il ruolo che avrebbe avuto negli anni successivi.

In quegli anni Symbolics era un’azienda tecnologica all’avanguardia. In un periodo che si divideva tra i sistemi operativi dei mainframe da una parte e i primi sistemi operativi per uso personale dall’altra, Symbolics sviluppava un avveniristico (per l’epoca) sistema operativo specifico per il linguaggio di programmazione Lisp (peraltro anche scritto in Lisp), dedicato alle prime applicazioni di intelligenza artificiale, installato su workstation dedicate prodotte dalla stessa Symbolics Technology.

Preistoria, appunto.

Ad oggi, 32 anni e 320 milioni di domini dopo, symbolics.com è ancora attivo, a testimoniare che l’informatica attribuisce alla propria storia un grande valore, anche se in molti continuiamo ad attribuirne di più a Sharon Stone.

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Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.