Io credo nelle persone, però non credo nella maggioranza delle persone. Anche in una società più decente di questa, mi sa che mi troverò a mio agio e d’accordo sempre con una minoranza.

Forse preferirei non condividere le parole di Nanni Moretti. Non è una citazione che ti fa guadagnare punti simpatia questa. La cosa più carina che mi viene detta nel ripetere la frase di Caro diario è che sono snob.

Neanche io mi piaccio quando in coda alla cassa mi sento irritata dalla ragazza davanti a me, perché indossa un paio di stivali con dei teschi di brillantini. Non mi piaccio quando mi infastidisco nel vedere tante persone che fotografano la Cupola e pochissime che la guardano. Però poi adoro i momenti in cui mi capita di smentire il piccolo Moretti che è in me. Come qualche sabato fa al Teatro Verdi, quando dal mio palco in alto, al terzo settore, ho amato ogni persona seduta lì dentro.

In scena c’era Garage D’Or della compagnia tedesca Familie Floz. Per vedere cinque attori recitare con delle maschere senza dire una parola, le persone intorno a me avevano speso almeno 20 euro, e durato un po’ di fatica a trovare parcheggio. C’erano un sacco di bambini. Quindi c’erano genitori che di sabato sera avevano portato i figli a teatro. Io me la ricordo benissimo la prima volta che ci sono andata, avevo 9 anni ed ero proprio al Verdi. Avevamo un palco tutto nostro nel primo settore, vicinissimo alla scena. Tosca e Raffaele Paganini ballavano e cantavano “Sette spose per sette fratelli”, e io non ho bisogno di sforzarmi per ricordare l’emozione di quella sera. Dal primo settore forse, si ama anche di più.

Sabato ci saranno state mille persone al Verdi, e avrei voluto abbracciarle tutte. Quelle che si alzano per applaudire, che hanno un’opinione, che scelgono uno spettacolo, che vengono a teatro, che ci torneranno. Mi si inumidiscono gli occhi ogni volta che si arriva all’applauso finale, è una cosa che non controllo, e che non c’entra niente con quanto abbia amato o meno lo spettacolo. Penso che sia anche per quelle persone. Perché mi piace tanto quando mi piacciono.

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Irene Grossi

Vado per i 24, sono una giornalista pubblicista (e provo ad esserlo davvero, oltreché a leggerlo su un tesserino) e mi piace fare un sacco di cose. Mi piace lo spettacolo, in ogni sua declinazione. Cinema teatro concerto televisione. Mi piace mangiare, sia a casa che fuori, sia bene che male. Mi piace viaggiare, sempre e ovunque, basta andare da qualche parte e in qualche modo. Ma più di ogni altra cosa al mondo mi piace scrivere. Scrivo sempre, ho la penna attaccata alla mano destra e penso pensieri già scritti. E poi niente, in questi mesi ho avuto in testa San Francisco, Petrarca, la Fiorentina, gli spaghetti aglio olio e peperoncino, Sheldon Cooper e il verde bosco.