cavour-morphing03Questo ebbe a dirmi lo scultore Augusto Rivalta autore della scultura che vedrete qui sotto in fondo al pezzo.
Sì, ero stato a fare una visita al Grande statista Camillo Benso conte di Cavour. Un uomo tutto d’un pezzo! Quando però, uscendo dal solito wormhole in quel di Torino, sbattendo contro di lui, quasi si spezzò in due!
Subito ci litigammo gli occhiali (anche io li porto) e venimmo alle mani tanto che, per separarci dovette intervenire Urbano Rattazzi. E perfino Giuseppe Garibaldi ci mise del suo tenendo fermo (per errore?) il povero Cavour, mentre io lo picchiavo!
Capii che fra Garibaldi e Cavour c’era della ruggine perché, mentre ci separavano, lui sferrò non visto un calcio allo stinco del povero statista e dai pantaloni caddero nere scaglie di ferro ossidato.
Quando arrivò Mazzini non c’era rimasto molto sul quale infierire (anche Mazzini era in rotta con Cavour) e perciò i tre si limitarono a raccogliere i pezzi del povero Camillo Benso e li rimisero insieme un po’ alla meglio. Purtroppo, non avendo mai giocato con il Lego errarono nel rimontargli il viso e misero i miei occhi al posto dei suoi.
Questo creò qualche conflitto nella visione politica dello statista, con effetti sul pensiero risorgimentale, liberista ed espansionista e gli accentuò l’anticlericalismo che già preesisteva a causa di dissapori insorti (così si spettegola) durante le lezioni di catechismo.
Questo oscuro episodio che gli storici hanno volutamente ignorato, portò al precipitare degli eventi tanto che dovetti mettermi alla ricerca del mio volto rimasto su quello del mio contendente, prima che la Storia ci consegnasse un Cavour diverso creando così un paradosso irrisolvibile che avrebbe cambiato la realtà in modo imprevedibile.
Ma un altro wormhole mi inghiottì e mi depositò in Toscana.
Andai così per le vie di Firenze, vagando privo di speranza e d’occhiali e, pèrsomi per le vie del centro, incrociando un uomo dai grandi baffoni, chiesi confuso e infelice dove fosse Via Cavour. Ma questi fraintese e m’apostrofò come nel titolo.
Poi, vistomi stravolto volle soccorrermi e m’accompagnò alla sua bottega dove come per una miracolosa coincidenza vidi c’era scultore mirabile e, proprio al centro della stanza, troneggiava una statua di Cavour che presentava in effetti i miei occhi, così come glieli avevano rimontati al posto dei suoi. E c’erano pure i miei occhiali!
Ingrato come non mai, colpii Augusto Rivalta con un Pomodoro (non l’ortaggio ma una scultura del grande Artista Arnaldo Pomodoro) e, mentre egli era svenuto, scolpii il vero volto del Cavour correggendo l’opera, prima che fosse troppo tardi!
Al momento della fuga, dimenticai purtroppo il logo di Tuttafirenze sulla statua.
Non feci in tempo a recuperarlo: lo scultore stava per riprendersi e non volevo altre storie.
Sparii.
Augusto Rivalta morì poi a Firenze ma non per colpa mia.
Il resto è leggenda.

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Umberto Rossi

Umberto Rossi, svolge segretamente la professione di artista concettuale. Purtroppo per lui. Inizia la sua attività di autore satirico in fabbrica dove, rischiando il licenziamento, fonda insieme ad un gruppo di amici sindacalisti una rivista demenziale a cui da il nome de “L’Osmannaro”,
subito inghiottita dall’oblio. Continua poi la sua collaborazione come illustratore e autore satirico (sia articoli che vignette, strip e rielaborazioni fotografiche e illustrazioni) con riviste e quotidiani di varia natura e fortuna. Inizia nel 1985 con “Nonsolocorsi” una rivista di annunci pubblicitari ormai defunta; poi passa al glorioso e rimpianto “Paese Sera” per un’edizione locale; continua con “La Gazzetta di Firenze” e “La Gazzetta di Prato”, con il quotidiano “L’Opinione” in una edizione locale.
Collabora con “L’informatore” della Coop di Firenze e con alcune riviste satiriche (tutte estinte) quali “Mai dire Sport”, “Fegato”, “Harno” (creata da Cavezzali) “La pecora nera”, “La Peste”, “Par Condicio”, “Veleno” e altre amenità. Autore satirico riluttante cerca di mantenere la sua indipendenza evitando il più possibile di pubblicare.