Circa 14 milioni di Farfalle Monarca periodicamente partono da un punto imprecisato degli Stati Uniti e volano per miglia e miglia per arrivare in un fazzoletto di terra in Messico dove si accoppiano e si riproducono per dare continuità alla specie. Alcune di loro, durante questo lungo viaggio, muoiono o si perdono, oppure, come piace pensare a me, decidono di prendere un’altra strada perché sentono di doverlo fare. Il viaggio che fanno non è mai un viaggio solitario, non vivono abbastanza per portarlo a termine, ma sono i figli, e poi i nipoti e i bisnipoti a continuarlo.

Una famiglia in fondo è questo, è un lungo viaggio, che forse qualcuno inizia, ma che nessuno conclude, se va bene. E se avete una famiglia dovete prenderla e chiuderla dentro un cinema questa settimana per insegnargli a viaggiare, per insegnargli a vivere anche nelle assenze e nelle distanze, perché una famiglia non resta insieme per sempre ma rimane comunque una famiglia. E perché i cinema sono ancora posti dove rifugiarsi quando fuori tutto è freddo e brutale. Luoghi dove puoi ridere anche delle cose che ti fanno piangere, e ridere delle cose che ti fanno ridere, senza sentirti un perfetto idiota. Specialmente se i film raccontato storie come “Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet“.

Un viaggio, appunto, e una famiglia. Quella di T.S. Spivet, un piccolo genio della scienza incapace di scegliere i colori dei propri calzini che vive in una fattoria del Montana con il babbo che sogna di fare il cowboy, una sorella che crede di essere Miss Universo e una madre persa dentro se stessa alla ricerca di un insetto forse inesistente. Il film invece è di Jean-Pierre Jeunet che, come aveva già fatto nel Il favoloso mondo di Amélie, riesce a raccontare il dolore attraverso le sue visioni, trasformando tutto in una fiaba che fa male, ma solo un po’, perché in fondo ha l’obiettivo di curarti. Come certi antidoti, anche i film di Jeunet, hanno una piccola parte del veleno che deve combattere e se in Amelié era la solitudine, in questo caso il veleno è la perdita e il lutto. E nel viaggio da est a ovest, in un America piena di colori, dal Montana a Washington D.C. che T.S. Spivet intraprenderà per andare a ritirare il premio vinto grazie all’invenzione della macchina capace di riprodurre il moto perpetuo, la sua famiglia imparerà a curare il proprio dolore e gli spettatori, forse, ad amare i figli e i familiari che decidono di prendere strade insolite come farfalle monarca.

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Michele Arena

Interessato a tutto ciò che è Indie, ma soprattutto alla musica e al cinema, lavora come Operatore sociale a Campi Bisenzio. Il suo sogno è tenere una lezione al DAMS su Notthing Hill.

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