Mi piace viaggiare con il pullman.

Mi piace l’attesa del suo arrivo di fronte alla fermata e quei borsoni stanchi seduti disordinatamente intorno ad essa. Mi piacciono i suoi avventori e i loro visi, leggo nelle loro rughe il passato di lunghi viaggi sulle strade e nei i loro occhi la sincerità di chi lavora con le mani.

Mi piace la sua altezza, sapere che tra poco vedrò le cose da un altro punto di vista, come da un balcone che però non sta fermo, che si affaccia su un piazzale squallido, oppure sul mare, che ti rende i tetti delle città più vicini, o l’erba di un in campo più lontano che ti spiega come cambia la terra facendotici passare in mezzo, mostrandoti il bello e il brutto dei posti allo stesso modo, alla stessa velocità e questo fino alla fine, fino a quando capisci che la strada andava comunque  percorsa da dentro, mischiando la fatica, allo stupore, le parole ai silenzi, i pensieri ai momenti e guardando l’arrivo dal tuo vero punto di vista.

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