E se tornassimo indietro nel tempo quante sarebbero le cose che non faremmo allo stesso modo? E quante quelle che invece cercheremmo di ripetere esattamente come ce le ricordiamo?

Il bibliotecario Henry De Tamble probabilmente ci direbbe che viaggiare nel tempo non ci servirebbe a molto, se poi quello che finisci per perdere ha molto più a che fare con il tuo desiderio di vivere nel futuro che con la tua voglia di restare legato al passato. James Cole invece ci guarderebbe con il suo sorriso/smorfia. “Non ne vale la pena”, ci direbbe, “almeno che tu non conosca un esercito di 12 scimmie”. Donnie forse ci regalerebbe il libro dal titolo: “la filosofia del viaggio nel tempo” di Nonna Morte e ci direbbe che niente ha senso se poi muori da solo, perfino saltellare indietro tra passato e futuro.

E allora? E allora niente, se però in questi giorni vi capitasse di trovare una breccia spazio temporale nel bagno di casa vostra, beh, prendetela perchè potreste tornare indietro di qualche mese, quando nei cinema di Firenze c’era Questione di tempo, una piccola e dolce commedia romantica uscita dalla testa e dal cuore di Richard Curtis, inventore di film come 4 matrimoni e un funerale, I love radio Rock e la commedia d’amore perfetta: Notting Hill.

E dentro al cinema, ancora scombussolati per aver viaggiato alla velocità della luce e aver infranto il secondo principio della termodinamica vi trovereste ad apprezzare un film che probabilmente vi siete persi e a conoscere la storia di Tim, uno dei tanti uomini del cinema capaci di viaggiare nel tempo. E insieme a lui capire che non c’è breccia spazio temporale che possa aiutarci di più a vivere la nostra vita di quella che abbiamo già attraversato quando eravamo spermatozoi con la testa enorme e la coda rivestita di membrana plasmatica. E che a volte, quando ci perdiamo nel nostro passato fatto di persone e di luoghi che non ci sono più non ci accorgiamo di perdere momenti preziosi che potremmo spendere per stare con le persone che ancora ci sono e che ancora amiamo. Questione di tempo infatti non parla di Tarchioni o di meccanica quantistica, ma di legami familiari, di lutti, di famiglie che si stanno esaurendo dando vita ad altre famiglie e ad altre storie, e lo fa con la dolce ironia che è quasi un marchio di fabbrica del regista di Love Actually.

E sì, lo so, è difficile trovare una breccia o qualcuno che vi presti la sua macchina del tempo al giorno d’oggi, ma questa settimana se volete andare al cinema cercatela in tutti i modi, vi eviterebbe di finire a vedere l’inguardabile “Non buttiamoci giù”, e se poi proprio non ci riuscite, beh, c’è sempre lo streaming.

 

 

Fonte foto: blog.zap2.it

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Michele Arena

Interessato a tutto ciò che è Indie, ma soprattutto alla musica e al cinema, lavora come Operatore sociale a Campi Bisenzio. Il suo sogno è tenere una lezione al DAMS su Notthing Hill.