Il Meykadeh, www.meykadeh.net tel. 0553860756, si trova in via dei Pepi 14/r e già quando arrivi davanti alla porta d’ingresso, ti accorgi che non è un locale come tutti gli altri. Quasi non lo noti. È nascosto, o meglio si mimetizza benissimo. Nel corso dei secoli deve essere stato un po’ di tutto: da stalla a bottega, da abitazione privata ad officina meccanica, adesso è un caffè letterario. Sono stato 5 minuti a capire che per aprire quella porta non serve né spingere, né tirare, né scomodare Dio, basta semplicemente scorrerla…Una volta dentro, devo dire che l’atmosfera è proprio quella che mi ero immaginato, sembra di essere in una tana. Un luogo dove puoi staccare la spina e metterti a sorseggiare whiskey, leggendo un buon libro o magari provando a scrivere qualcosa di decente. In sottofondo, musica anni ’40 mi catapulta fuori dal tempo. Immaginarsi un artista bohemien non è poi cosi difficile qui al Meykadeh. Come già sapete, quando entro in un posto, a me piace trovare subito il bancone all’entrata e qui c’è. Mi avvicino ad ordinare qualcosa ed il mio sguardo viene catturato dalla parete dietro al bancone. Su noi poveri avventori splende un sole retro-illuminato con tanti raggi colorati di bottiglie piene di alcol. Ganzo! Sulla sinistra noto  una fantastica macchina da caffè old style, testimone della vera vocazione di questo posto:  essere un caffè letterario, cioè un luogo aperto sia di giorno che di notte, dove puoi andare a berti qualcosa e sfogliare uno dei tanti libri alle pareti, oppure gustarti una bella mostra di pittura e fotografia accompagnato dalla musica live di qualche gruppettino jazz&blues.

Il Meykadeh è infatti composto essenzialmente da 3 ambienti: la zona bar all’entrata, dove sta il bancone e tutte le cose buone da bere, soprattutto birre artigianali e tanti strani tipi di thè ed infusi; la sala lettura, piena di libri, sedie e tavolini; ed il salottino in fondo dove appartarsi su comodi divanetti e discutere per ore senza che nessuno ti disturbi più di tanto. Mentre aspetto che mi spillino la birra artigianale che ho scelto, faccio un giro del locale. Vedo che i proprietari hanno giocato molto sul contrasto tra il bianco delle pareti ed il legno scuro delle librerie. L’arredamento è semplice, minimalista e moderno, di colore nero e bianco. Le luci sono studiate. Faretti disposti ad hoc per illuminare i protagonisti della scena: i libri. Ed il soffitto è un quadro poliedrico, dove a collage composti da pezzi di riviste si susseguono installazioni pendule di pagine accartocciate e murales in stile Basquiat. I clienti sono tranquilli e parlano a bassa voce. Non è un posto dove andare a fare casino questo. Secondo me deve riflettere in qualche modo il carattere di chi lo gestisce. Torno al bancone e trovo la mia birra ad aspettarmi.

“Non c’è mica niente da pagare vero?”, dicono.

(continua fra due settimane)

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