treno

Viceversa
La prima volta si erano visti sul treno che ogni mattina li portava a Firenze; lui l’aveva notata subito, lei, viceversa, ci aveva messo qualche giorno ad accorgersi di quello sguardo insistente che la scrutava. Quando finalmente i loro occhi si incontrarono fu come il “clic” di una macchina fotografica che ferma il tempo e immortala un momento. Dopo, persino a lei, così avvezza agli sguardi maschili, non riuscì facile distogliere gli occhi.
Era stato così che erano diventati amanti, lui incantato e stupito dalla sorpresa dell’incontro con questa donna così bella, lei viceversa, stregata e abbandonata alla inevitabilità e alla gioia di quella passione. Il loro era un amore clandestino, ma per il modo con il quale entrambi ne erano stati travolti, era diventato un amore assoluto.
Lui amava lei con trasporto, come se il resto del mondo non esistesse, lei, viceversa, amava lui con tutti i dubbi di cui era capace. Si vedevano nei momenti che riuscivano a strappare al resto del mondo, e ogni mattino, in treno, per il tempo del viaggio verso la città.
Quell’appuntamento mattutino era come il lasciapassare per la giornata: lui lo viveva con gioia e trepidante attesa fino a quando non la vedeva apparire di lontano, lei, viceversa, attendeva quel breve tragitto con angoscia pensando che se lui non fosse salito su quel treno ne sarebbe potuta anche morire.
Non parlavano mai del loro futuro, vivevano giorno per giorno, e quando arrivò la notizia del trasferimento di lei in un’altra città, fu come un fulmine a ciel sereno.
Lui era distrutto, non l’avrebbe più vista la mattina affrettarsi verso la stazione con quella sua andatura spedita che tanto lo eccitava, lei, viceversa, dopo il primo momento di disperazione, si era ripresa e lo rassicurava dicendogli che con un po’ di organizzazione sarebbero riusciti a vedersi almeno una volta al mese.
Quando il trasferimento divenne realtà per lui arrivò la depressione, intensa, totalizzante, dalla quale non riusciva a riprendersi e quando, dopo un paio di mesi, furono finalmente in grado di organizzare un incontro fu imbarazzato, troppo teso per essere sereno. Era dimagrito, ingrigito, triste, mentre lei, viceversa, era raggiante, felice di poterlo rivedere.
Il tempo dell’incontro volò via rapidamente, lei era contenta, il loro amore aveva resistito alla lontananza, e questo la rafforzava, le dava sicurezza; lui, viceversa, sembrava non farcela, lei gli mancava troppo e continuare a prendere il treno la mattina gli era insopportabile. Lei tentò di rasserenarlo dicendogli che non era cambiato niente, che quando due persone si amavano come loro, poco altro contava, lui, viceversa, le disse che se i suoi occhi non potevano vederla ogni giorno presto si sarebbero spenti. Si baciarono un ultima volta alla stazione, poi lei prese il treno verso la sua nuova città, lui, viceversa, verso la sua.
Sul treno lei era contenta, appagata dalle ore appena trascorse, felice di quell’amore che aveva resistito, lui, viceversa, sul treno che lo riportava a casa, era senza respiro per la tristezza che lo aveva pervaso. La lontananza di lei gli era straziante, e così non fece caso subito al dolore che si faceva strada lungo il suo braccio sinistro. Ignorò anche la mancanza d’aria che sentiva nei polmoni, credendo che fosse la mancanza di lei a causargli tanto dolore, e fu solo quando senti il cuore spezzarsi in due che realizzò che qualcosa di grave stava accadendo.
Nei giorni seguenti, quando lei non ebbe risposta ai messaggi e alle telefonate, pensò che lui, indebolito e stancato da un amore così distante, avesse deciso di sparire, di rinunciare; ne fu affranta, soffrì, si arrabbiò, si disperò, ma poi, alla fine, lei, viceversa, sopravvisse.

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Sabrina Sezzani

Da lettrice appassionata a scrittrice per passione: Fiorentina DOC lavoro per vivere ma scrivo per divertimento; la mia passione è raccontare storie di donne,e quindi, naturalmente, anche degli uomini con cui hanno a che fare…