di Melania Leoncini

La prof Dupin le aveva insegnato che Firenze è stata culla dell’Umanesimo, di monu­menti, di lasciti letterari, di scoperte scientifiche che fanno di questa città un simbolo dell’Italia intera. Una meta per tanti pittori e scultori, oggi diventato un museo a cielo aperto. Un po’ come Parigi per la Francia? si chiedeva Camille davanti alla tante le­zioni della professoressa Dupin che raccontava di questa Firenze che sembrava essere un città vicina e lontana allo stesso tempo. Nell’ultima lezione aveva raccontato e spiegato che l’Arno era po’ come la Senna, attraversava la città fiorentina, in silenzio, come il fiume francese, rimanendo però sempre al centro della città che tutti rimi­ravano e che faceva da sfondo a tutte le bellezze che lo circondavano. C’erano come a Parigi dei palazzi che costeggiavano le strade e le vie di tutta la città. E come Parigi era caratterizzata da musei di grande pregio, anche Firenze aveva fra le sue mura, le aveva raccontato la prof, gli Uffizi con Botticelli e la sua Venere, che poteva essere paragonata, forse, alla bellezza del Neoclassicismo che caratterizza il Louvre. C’è poi il Battistero a forma ottagonale di carattere classico, il palazzo della Signoria, cen­trale e maestoso come la Tour Eiffel o i ponti che attraversano il fiume. Tutte queste bellezze monumentali e naturali sono coronate da una persona che ha reso l’Italia e Firenze in particolare, la culla della lingua italiana: Dante Alighieri. Coi suoi versi sull’aldilà ha reso questa città una meta obbligata soprattutto per chi come Camille ha avuto un’insegnante con una passione per questa città italiana e per i versi che ci raccontano il mondo dell’oltretomba. La scuola era finita, Camille poteva coronare, come regalo per l’ottima pagella, un sogno: andare nella tanto osannata Firenze e ve­dere coi suoi occhi alcune opere degli Uffizi che erano state spiegate dettagliatamente dalla professoressa Dupin. Proprio mentre ripensava all’ultima lezione sul sommo Poeta, la voce dello speaker annunciava l’arrivo alla stazione di Santa Maria Novella. Alla giovane ragazza non rimaneva che scoprire se tutto ciò che aveva studiato cor­rispondesse al vero.
Arrivò al suo b&b. Una scritta all’entrata le dava il benvenuto: “ L’amor che move il sole e l’altre stelle”… “l’amour qui meut le soleil et les autres étoiles” pensava fra sé e sé la ragazza, mentre bussava alla porta della “Casa di Dante” . Un giovane, Marco, le diede il benvenuto presentandosi e facendole strada verso la stanza.
Guardando bene il bed and breakfast si meravigliò di come sembrasse realmente un luogo di altri tempi. Le pareva di essere in un sogno, in un’altra era. Anche il nome: “A casa di Dante”, dava già l’idea di qualcosa di storico e immutato. Le indicazioni su internet non l’avevano ingannata.
La ringhiera in ferro battuto, le scale in pietra, come luci dei candelabri, i numeri delle stanze erano sostituiti dai nomi dei gironi dell’Inferno. E sui muri delle scale qualche verso della Divina Commedia. Tutto sembrava rispecchiare l’era dantesca e i suoi versi. Tutto qui sembrava ricordare ciò che aveva studiato. Lei avrebbe dormito nel girone dei golosi. Le si addiceva abbastanza.
Era arrivata, quindi, non c’erano dubbi, nella casa del sommo Poeta. Mancavano solo da scoprire le bellezze racchiuse in questa città.
Ma per scoprire queste bellezze tanto decantate anche dalla sua professoressa non aveva moltissimo tempo. Così decise di andare subito all’avanscoperta di Firenze.
Si incamminò per Via dei Calzaiuoli, chiamata così perché era la via degli artigiani e iniziò a rendersi conto della bellezza tanto narrata dalla sua professoressa. Coi palaz­zi d’epoca che costeggiavano questa via e pittori di strada che dipingevano paesaggi e volti. Alla fine della strada, il Duomo con la cupola del Brunelleschi. Uno stile gotico, uno stile che aveva come filosofia quello di innalzarsi verso l’alto, per avvicinarsi maggiormente a Dio. Marmo bianco, rosa e verde. E una cupola che sovrastava tutta la città fatta da Brunelleschi. Così le aveva insegnato la sua professoressa. Camille tornando al b&b, dopo essere anche entrata alla cattedrale, pensò che ciò che aveva studiato e ascoltato era tutto vero: che stupore, che meraviglia.

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