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La Fiorentina è senz’altro uno dei punti di riferimento della nostra città; lo è dal lontano 1926 anno di nascita della compagine gigliata. Questa identità si è consolidata negli anni contestualmente al carattere combattente e polemico dei suoi concittadini ed il libro in oggetto testimonia proprio i primi anni di quella esperienza.

Siamo nel 1931; un gruppo di adolescenti, dai dieci ai quindici anni, in quel di Brozzi, si agita nella crescita, fra tempeste ormonali, fede indefessa nella squadra viola e le prime infatuazioni politiche. Un mix particolarmente eterogeneo ma assolutamente reale storicamente. Le prime emozioni vissute nel nuovo stadio Berta contrapposte alle accese discussioni con l’unico “socialista” del gruppo si accavallano con le prime esperienze sentimentali.

Fra alti e bassi, gioie e dolori, si racconta quasi un decennio di questo periodo particolare della storia italiana. Il punto di vista è quello dei ragazzi di allora, certamente più ingenui degli odierni, ma non per questo la storia risulta essere meno interessante, anzi, c’è quell’atmosfera genuina e semplice di quegli anni, quello spirito di quartiere e quel campanilismo che ormai è quasi totalmente perduto.

Il romanzo si addentra poi nell’analisi sociale e pur essendo pieno di camice nere, balilla, fez e saluti romani, tende in ultimo a stigmatizzare aspramente il periodo fascista ed  i suoi referenti storici. La guerra è infine congedata come “solenne cazzata” e il concetto è espresso ancor più crudamente dalla morte in Africa del più anziano del gruppo.

Storia leggera e tenera ma anche di spessore. Si legge con piacere.

Edizione commentata

Francesco Russo, Viola! Viola! Duce! Duce!, effequ, Orbetello, 2014

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