Uno degli aspetti agghiaccianti del modello di vita americano è il rapporto con le quattro ruote, e questo soprattutto in città più moderne, create intorno all’automobile, come Dallas, Houston, Los Angeles….ed ahimè anche Austin.
Praticamente in una qualunque di queste città, è possibile da quando si esce di casa a quando ci si torna la sera, fare in tutto forse 100 passi, e forse anche parecchi meno!!!
Facciamo due conti: ogni casa ha il suo parcheggio privato davanti alla porta o addirittura il garage a cui si accede dall’interno della casa, per un totale di 5-10 passi dal momento in cui si esce di casa e si monta in macchina.
Caffè della mattina: Starbucks ha il cosiddetto “drive through” cioè, senza scendere di macchina, ci si può avvicinare ad una finestrella o un citofono, accanto all’edificio dove è situata la caffetteria, e si può fare un ordine che ci verrà poi consegnato facendo il giro dell’edificio (in macchina) da un’altra apposita finestrella.
Passi: 0, rapporti umani: 0.
Si arriva sul luogo di lavoro, si parcheggia nel garage dell’edificio e si prende l’ascensore, passi 20-30 a seconda di dove si è trovato posto per la macchina.
Seduti a una scrivania, al computer, al telefono….si fa il proprio lavoro. In un momento di pausa ci si concede un attimo di shopping, ovviamente online: un paio di scarpe (che dureranno molto vista la quantità di passi al giorno!!), una camicia, una borsa. Totali passi per guardare le vetrine: 0.
Il pranzo si può ordinare per telefono oppure sempre online e ci viene consegnato alla scrivania…
La giornata di lavoro è finita, sono le 5 e ci si avvia alla macchina. Nuovamente passi 20-30 a seconda di dove si è parcheggiato a inizio giornata.
Si guida… “Uhm cosa voglio mangiare a cena?? Cinese? Indiano? Una pizza?…Uhm ” e mentre si pensa ci si ricorda che si deve fare un bancomat…no problem!
C’è il drive through anche in banca. Ci si avvicina, si preleva il denaro.
Passi: 0. Rapporti umani :0.
“Insomma…cosa mi va di mangiare??? Ok, per stasera vada per l’hamburger!” E allora dove si va? Ma ovvio: un Drive In!
Il Drive In è praticamente un parcheggio con accanto un ristorante…beh, un fast food (ristorante è una parolona!). Si parcheggia. Un tempo arrivava una ragazza a prendere l’ordine (un minimo rapporto umano) adesso si può ordinare tramite uno schermo che collega con l’interno del fast food…
Passi :0. Rapporti umani: 0…E uno si chiede anche se ci siano persone in carne ed ossa dentro il fast food a preparare il panino o se questo venga sintetizzato artificialmente tramite computer…forse ancora no, ma ci stanno lavorando!
Si torna a casa. Si scende di macchina. Nuovamente 5-10 passi per rientrare in casa. Si guarda un film seduti sul divano e poi si va a letto.
Totale passi? Totale rapporti umani?
E poi ci chiediamo come mai il tasso di obesità e depressione è alle stelle!
Quindi più che una vita da sardine, rinchiuse nella loro scatoletta, direi una vita da tonni…le sardine son troppo magre! Ma di star rinchiusi nella lamiera sempre si tratta….
Meno male che non è sempre così, non ovunque, almeno. Io cammino e vado in bicicletta e parlo con gli scoiattoli e con gli uccellini (come San Francesco sì…) visto che tutto il resto dell’umanità è chiusa nella sua scatoletta…

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Giulia Millanta

Giulia Millanta e’ una cantautrice fiorentina.
Per anni ha suonato nei migliori clubs e festival di tutta Italia, ha partecipato per 4 anni consecutivi all’ Acoustic Guitar Meeting di Sarzana, vincendo inoltre il premio carisch come miglior chitarrista e cantautrice nel 2010.
Ha condiviso il palco con artisti come Mary Gauthier, Andy White, Joe D’Urso, Willie Nile e molti altri..
I suoi numerosi viaggi e tours (Inghilterra, Spagna, Olanda, Germania, Stati Uniti) l’hanno portata con il tempo in contatto sempre più’ ravvicinato con la scena musicale statunitense.
Lo scorso anno si è trasferita ad Austin, Texas inserendosi rapidamente nella comunità musicale della capitale mondiale della musica dal vivo.
Ha all’attivo 4 dischi solisti: Giulia and the Dizzyness (2008), Dropping Down (2011), Dust and Desire (2012) registrato ad Austin e co-prodotto con David Pulkingham e “The Funambulist” (2014), una ricerca musicale sull’arte dello star in bilico fra diverse realtà, linguaggi, domande sulla vita, la morte, l’amore e tutte quelle altre “cosette” che occupano il nostro quotidiano.