Quando ti abitui a qualcosa, sembra difficile poterne fare a meno. Capire come sarebbe possibile un mondo senza. Anche se è una cosa non solo inutile, ma pure fastidiosa.
Come la signora del piano di sopra, che i giorni pari, alle otto del mattino, cambia la disposizione dei propri mobili: esattamente sopra la tua cameretta e sopra il tuo letto.
Come gli scaccolamenti selvaggi di Löw, il ct della Germania: un tipo dal capello impomatato, la barba sempre ben fatta, le camicie irreprensibili e che poi, tra un’azione e l’altra, esplora le proprie narici con una tale virulenza da far passare in secondo piano anche la macchinosità tecnica di Chiellini. Come il profilo di Chiellini, la lentezza di Thiago Motta o le proprietà lessicali di Insigne.
Ma talvolta – non sempre, ma di tanto in tanto – avvengono delle svolte epocali che sembri accogliere con diffidenza; e che poi, invece, apprezzi come un Joachim Löw qualunque, quando, dopo aver estrapolato tutto l’estrapolabile dal proprio naso, stringe la mano al tecnico avversario.
È il caso di un ritorno all’antico, che ha quel sapore vintage di Bruno Pizzul: come la Rai, che ha abbandonato la seconda voce del commentatore tecnico. Una scelta che ti ha spiazzato, come lo schema ad una punta sola contro il Costa Rica. Pensi: che noia, monotonia pura. E poi rifletti adeguatamente: novanta minuti di pallone, senza l’esilarante Vincenzo D’Amico. O senza Mario Somma: l’uomo che sa apprezzare i tatticismi solo di chi si difende ad oltranza.
Grazie Mamma Rai: adesso cancella Varriale dal palinsesto e la gente inizierà a pagare il canone.

Lo speleologo tedesco Joachim Löw

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Paolo Serena

Paolo Serena, sociologo e giornalista, toscano doc e fiorentino mezzosangue, è un gran tifoso viola e un fan senza tempo di Riccardo Zampagna.
Ama gli spaghetti alle vongole, il caffellatte con le Gocciole e il sud-est asiatico; odia la Juve.
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