Firenze offre svariate attrattive agli amanti della vita notturna: numerose opportunità di svago per le quali si può optare, in funzione delle proprie preferenze, desideri ed età. Attività da vivere in gruppo o in solitaria. Ce n’è per (quasi) tutti i gusti.

Un problema può nascere se tali gusti sono rivolti ad attività che, per il comune pensare, sono da ritenere degne di biasimo o, più in generale, se vengono vissute in prima persona come attività di cui vergognarsi. Esistono dei vizi inconfessabili, che richiedono una discrezione assoluta. Nessuno deve sapere.

La storia e la letteratura traboccano di esempi che descrivono le più disparate perversioni, ma che si parli di Jack Lo Squartatore, piuttosto che del Dr. Jeckill e Mr. Hide, c’è sempre una costante: la notte.

Le tenebre, in alcuni soggetti, sono un fattore scatenante dei più bassi istinti, i freni inibitori crollano, la percezione del bene e del male si fa più sfumata e il lato oscuro emerge con prepotenza e grida la propria necessità di soddisfazione.

A me succede.

Spesso, purtroppo.

Cerco di resistere, di impormi il controllo dei mei istinti, di far prevalere la componente razionale, che mi ripete come un mantra che non si fa, non è bene, ma alla fine il crollo è inevitabile e la Bestia ha il sopravvento. Nel buio della notte, dopo essermi sincerato che il bimbo dorma (è solo ipocrisia, lui conosce il mio segreto inconfessabile, la mia perversione, ma è troppo piccolo per capire che è una cosa socialmente inaccettabile; non ha ancora acquisito le sovrastrutture culturali degli adulti), accendo la televisione e vado in cerca del soddisfacimento del mio istinto perverso: canali hard? Magari; telefoni erotici? Mi piacerebbe.

No, io vado alla spasmodica caccia di televendite.

Io ho il bisogno fisico di vedere almeno un paio di volte alla settimana imbonitori, più o meno improbabili, che cercano di propinare la propria merce. Non riesco a resistere ad un televenditore, con il nodo alla cravatta grosso come un panino, che insulta i telespettatori perché, a suo dire, non riescono a cogliere l’unicità dell’occasione che sta proponendo loro.

Già che siamo in tema di confessioni, aggiungo che a suo tempo sono arrivato anche al punto di registrare (all’epoca si parlava di videocassette) quattro ore di spezzoni di un televenditore in particolare, il re indiscusso delle televendite, il più forbito, anacronistico, signorile e folkloristico tra i venditori che hanno affollato l’etere.

Perché quando si cede ai propri istinti, soprattutto se bassi, bisogna farlo fino in fondo.

Peccati
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Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.