Può darsi che non tutti siano al corrente che i gamberetti vomitano nuvole luminose e scintillanti. Il loro vomito è lucente, è magico, illumina il buio profondo dell’oceano. Lo fanno per non essere mangiati dai predatori, li accecano di bellezza e poi scappano via nell’oscurità che segue. Che se ci pensate è una cosa molto più bella del nero di seppia che serve per la stessa cosa ma è solo oscurità. Però tutti sappiamo delle seppie e quasi nessuno ha mai sentito parlare dei gamberi. Non c’è un risotto luminoso al vomito di gamberi. E se ci fosse molto probabilmente nessuno lo ordinerebbe.
Siamo strani noi esseri umani.
Abbiamo la bellezza tutta intorno a noi, perfino nella gastrite dei gamberetti e ci concentriamo su cose appiccicaticce e scure.

Tom Hanks e quel che resta di Ricky Cunningham a Firenze è nero di seppia.
La musica di Kurt Cobain è vomito di gamberetti.
Luce e buio, luce e buio.
Troppo pop per essere punk, troppo sporca per essere pop, non era il rock dei Led Zeppelin o dei Pink Floid. Era grunge? Boh. Era un grosso dito nel culo dei critici musicali che cercavano di definirla disprezzandola. Era X come la generazione di Douglas Coupland, non come quella di Mondo Marcio. Era un incognita. Era indefinibile. Era come molte delle cose uscite in quegli anni, senza direzione. Reality Bites non era un film d’amore, non era una commedia romantica, non era un film drammatico. Tim Burton sembrava un regista horror ma non era un regista horror. Winona Ryder era bellissima con le sue orecchie a sventola ma rubava nei supermercati. I Nirvana erano delle rock star ma non erano delle rock star.

E non so esattamente perché il documentario Montage of Heck su Kurt Cobain appena uscito sia stato in sala solo due giorni e in un solo cinema. Non che fosse essenziale scavare ancora nel suo abisso nero, sappiamo praticamente tutto dei suoi dolori allo stomaco, della droga, del Ritalin a 9 anni. Sappiamo tutto della Rock Star che odiava raccontarsi. Lo abbiamo rigirato come un calzino, abbiamo letto i suoi diari, tradotto i testi cercando di capirci qualcosa, tutto solo per non sentirci colpevoli del fatto di non esserci accontentati solo della sua musica. Non so nemmeno di cosa parla Montage of Heck, e non so perché a Firenze sia stato in un solo cinema per due giorni mentre Doraemon e I 7 nani si sono meritati una programmazione piena, so solo che il mondo è pieno di gamberetti che vomitano nuvole luminose e noi continuiamo  a preferire il nero di seppia.

JBZP

Fonte foto: pinterest.com

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Michele Arena

Interessato a tutto ciò che è Indie, ma soprattutto alla musica e al cinema, lavora come Operatore sociale a Campi Bisenzio. Il suo sogno è tenere una lezione al DAMS su Notthing Hill.