141Vorrei essere Andrea Scanzi. Perché è figo, perché si sente oltremodo figo, perché sa annientare chiunque nella dialettica. Perché a Otto e Mezzo lo invitano a dibattere con la Santanché. Perché fa spettacoli teatrali e disquisisce con semplicità di qualsiasi argomento: dalla musica alla politica, fino al calcio. Con cognizione di causa e argomentando magistralmente tutto ciò che scrive o dice.

Un attimo.

Io non sopporto i tuttologi. Perché non puoi essere inappuntabile e superlativo in qualsiasi commento. Perché, se scrivi di calcio, non puoi esaltare Klose quest’anno. Nemmeno se ti chiami Andrea Scanzi. Perché i tuttologi sono da inserire in un girone dantesco insieme ai moralisti e ai relativisti puri. In un girone sotto a quello dei vegani.

Perché non è umanamente sostenibile sapere qualsiasi cosa di qualsiasi argomento, bullandosene come Scanzi, con il ghigno di Severgnini. Con l’astio verso i propri collaboratori di Enrico Mentana.

Forse è per questo che la categoria dei giornalisti continua a rimanere in un limbo, tra la stima e l’astio: perché la tuttologia rappresenta il male. E i tuttologi, da benefattori, rischiano di diventare il male del giornalismo.

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Paolo Serena

Paolo Serena, sociologo e giornalista, toscano doc e fiorentino mezzosangue, è un gran tifoso viola e un fan senza tempo di Riccardo Zampagna.
Ama gli spaghetti alle vongole, il caffellatte con le Gocciole e il sud-est asiatico; odia la Juve.
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