Eravamo stati via solo due giorni, eppure la città sembrava diversa. Più piccola.
Viaggiare camminando fa questo effetto, rimpicciolisce le cose che siamo abituati a vedere tutti i giorni, come il banco di scuola delle elementari che sembrava così grande e spazioso quando eravamo bambini, anche i posti in cui viviamo finisco per sembrarci più piccoli quando ci torniamo dopo un viaggio, ancora di più dopo un viaggio a piedi. Non è tanto il tempo o la distanza, certo, sicuramente camminare ci permette di farci i conti in un modo che un volo Ryanair non potrà mai fare, ma è quello che succede ai nostri pensieri che conta, quando cammini loro semplicemente diventano più grandi in un modo che non ingombra. Come noi, crescono. E più loro crescono e più quello che abbiamo intorno diventa più piccolo, meno capace di farci male, di ferirci.

La frase iniziale non è del film Wild uscito in questi giorni nelle sale, ma di Gordie, il protagonista di Stand by me, il racconto, ma anche il film, in assoluto più bello mai scritto sul camminare. E Cheryl Strayed, la protagonista dell’intenso film di Jean-Marc Vallée, ha in comune con Gordie e i suoi amici, uno zaino sulle spalle che non è fatto solo di mutande di ricambio e sacchi a pelo. No, lo zaino di Cheryl Strade è pieno di passato, di una morte difficile da accettare, di un fratello che non parla con lei e forse con nessun altro, e poi droghe, scopate veloci e dolorose, tatuaggi e buchi nelle vene che fanno ancora male.

E cercando di arrivare nell’Oregon a piedi, lo stesso Oregon dove Ray Brower aspettava sotto la pioggia di essere scoperto dai protagonisti del racconto di Stephen King, Cheryl percorrerà circa 1600 km a piedi, attraversando il Pacific Crest Trail, tre stati, sette parchi nazionali, il deserto del Mojave e facendo i conti con i propri limiti fisici e mentali. Perchè? per nessun motivo, solo per camminare.

Nel film Cheryl ha il volto scavato e le gambe di Reese Witherspoon che torna finalmente a recitare come poche altre volte ha fatto nella sua carriera (Plesantville, A walk the line). Ma Wild, nonostante attraversi l’America, non è il racconto retorico di un paese intero come lo era stato Into the wild, più grazie alle musiche di Eddie Vedder che alla regia di Sean Pen. No, Wild è semplicemente la storia intima e personale di un viaggio a piedi come Stand by me. Il diario pieno di citazioni, aneddoti e ricordi dolorosi di chi si allontana da tutto perché tutto è troppo grande e insopportabile. Wild racconta del camminare e quasi mai dei posti attraversati, parla di quello che ogni camminatore porta dentro al proprio zaino, di come sia importante scegliere le scarpe giuste e di come tornare a casa con pensieri più grandi ci fa vivere meglio nelle nostre piccole città piene di piccoli problemi.

P.s.: qua trovate informazioni sul Pacific Crest Trail nel caso sentiate il bisogno di ridimensionare Firenze e i vostri problemi

wild

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Michele Arena

Interessato a tutto ciò che è Indie, ma soprattutto alla musica e al cinema, lavora come Operatore sociale a Campi Bisenzio. Il suo sogno è tenere una lezione al DAMS su Notthing Hill.

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