05 (4)Trionfo per la Lailac quest’anno che, rischiando il tutto per tutto, anche economicamente, ha proposto la diciassettesima edizione del festival giapponese in nuova sede e in nuova conformazione.
Intelligentemente posizionata a Scandicci presso il centro Rogers, ovvero accanto alla fermata della tramvia, con una metratura ben superiore alle altre edizioni, la mostra è stata assaltata da una folla di curiosi che hanno addirittura dovuto fare code di oltre un’ora per riuscire ad assaporare l’aria di oriente che il fine settimana dal 27 al 29 novembre ha avuto come caratteristica.

Nuova location e maggiore spazio, ma non eccezionalmente gestito. L’enorme palco, con la relativa area per alloggiare gli spettatori sommato ad una forse anche troppo grande zona per il ristoro hanno ridotto la possibilità di dare adeguato lustro a situazioni di pari interesse, come il laboratorio di disegno e il mercatino che ne escono fuori un po’ troppo stringati.

Ma veniamo agli spettacoli, vera perla di questo festival.
Semplicemente meravigliose le dimostrazioni di arti marziali e della “via del the” anche se, ascoltando i brizzolati giapponesi che le presentavano, emergeva una nota malinconica per la perdita di interesse nella tradizione del popolo giapponese e di una conseguente confusione nel suo utilizzo (il termine kamikaze associato ad efferati attentati degli ultimi tempi su tutto).
Da vedere assolutamente gli spettacoli di danza dei Manjushaka, appuntamento fisso del festival. Peccato che il corpo di ballo fosse estremamente ridotto in quanto tutte le artiste sono venute dal Giappone a Firenze a titolo completamente gratuito. Meravigliosi però i costumi e curiosa l’esecuzione dei vari stili di danza.

Il festival Giapponese sta sempre più diventando un evento di grande importanza per Firenze e dintorni. Al punto che necessiterebbe di ambienti ben più grandi e di una maggiore struttura organizzativa.
Pur capendo la filosofia della Lailac che si limita a chiedere dei contributi ai visitatori, non disdegno l’idea di dover pagare un biglietto per una prossima edizione, se la qualità di quanto proposto rimane questa.

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Alessandro Fantini

Fiorentino di terza generazione, divoratore di libri e fumetti, instancabile frequentatore di cinema e pub. Tifoso sfegatato di rugby, collezionista compulsivo, amante dei tatuaggi.
Poi ho anche dei lati positivi.