Yes, We(ek)-end!
Come cantavano i Beatles, che poi a esser pignoli eran coleotteri più che scarafaggi, “We all live in a yellow submarine”, noi viviamo tutti in un sottomarino giallo. A volte però le prospettive di un’angusta cabina devono apparire di sicuro troppo ristrette e qualcuno sente il bisogno di aprirsi decisamente all’esterno. D’alta parte lo diceva anche il filosofo esistenzialista Gianni Togni, nel suo trattato “Metempsicosi e alette di pollo piccanti” (Johns Hopkins University Press, 1980), che se guardo il mondo da un oblò, mi annoio un po’. Quindi bando alla ciancie o, come direbbero gli inglesi, “that’s enough talk!” Apriamoci al mondo in evoluzione, al mercato globale, e facciamo nostri gli idiomi forti, i linguaggi veicolari, per proiettarci ad un livello finalmente internazionale. Questo devono aver pensato i due abili amanuensi che, risoluti nel piglio e all’opra intenti, hanno vergato di loro pugno i due meravigliosi cartelli di cui fieramente mostriamo la testimonianza fotografica. Due giovani imprenditori che al grido di Io no spik inglish! si sono immolati per noi sul muro del pianto del traduttore di Google. Si passa quindi da “Only Diesel“, che pare la versione di “Only You” dei Platters ma in tempo di recessione, a “Discaunt for student of theatre“, che di veramente sottocosto ha solo il vocabolario di inglese e che purtroppo permette a uno, e soltanto uno, di tutti gli studenti di teatro del mondo (forse chi arriva prima?) di avere prezzi ribassati. Chi dei due sia il Genio più genio? Ai posteri l’ardua sentenza! Pardon, posterity will judge!

![]()

