4.608 dollari al minuto
Che la bolletta della corrente elettrica (o della luce, come si diceva un tempo) sia un pensiero per molti, è un dato di fatto. Almeno a livello domestico, però, ci si deve confrontare con costi riguardanti i consumi nell’ordine delle centinaia di euro l’anno (al massimo migliaia, per chi magari ha una o più auto elettriche).
Se arrivasse una bolletta (mensile, perché ormai quelle bimestrali sono sempre meno diffuse) di oltre duecento milioni di dollari, probabilmente non si riuscirebbe neppure a leggere correttamente l’importo.
A tanto ammonta la stima della spesa di Open AI per la corrente, che su base annua raggiunge il mostruoso importo di circa due miliardi e mezzo. Pensare che nel tempo necessario per guardare una puntata di una qualsiasi fiction, dall’altra parte del mondo la società di Sam Altman consumi oltre duecentomila dollari di corrente fa certamente impressione.
La corrente elettrica non è l’unica voce di costo nel bilancio dal colosso dell’Intelligenza Artificiale, ma è quella che più permette di comprendere l’enormità della potenza di calcolo che viene utilizzata.
La stima di circa dodici miliardi l’anno di introiti, dai soli canoni di sottoscrizione, lascia ampio margine per la copertura anche di tutti gli altri costi, sia di struttura che di ricerca e sviluppo. Non è il caso di preoccuparsi che Open AI non riesca a pagare le bollette, ma questo dato aiuta a comprendere l’enormità delle implicazioni legate ad ogni apparentemente insignificante richiesta che ognuno di noi pone all’AI.
Come nell’effetto farfalla, un click sul tasto invio su un computer in Italia innesca un consumo energetico dall’altra parte del globo.
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