Ciao Simone
Buongiorno: in sella. Strade, macchine, semafori, sorpassi, svolte, incroci, incontri, facce nascoste dietro lo schermo di un parabrezza, facce a viso aperto e finalmente: “Ciao”.
Tutti i giorni lungo le mie strade pedalate da e verso il lavoro ho un appuntamento con un saluto a un solito posto. Accade intorno a mezzogiorno. Più precisamente accade intorno a mezzogiorno quando sto andando a lavorare e un’ora dopo, intorno al tocco, quando sto tornando a casa. È un appuntamento fisso. Inevitabile.
Il mio orario lavorativo è distribuito in turni e quindi quando faccio mattina, all’andata intorno alle 7, e quando faccio il pomeriggio, al ritorno intorno alle 19, non accade nulla perché quel solito posto ha le serrande chiuse. L’appuntamento è solo a mezzogiorno perché il solito posto in questione è il chiosco del lampredotto di piazza dei Nerli, il Trippaio di san Frediano, che, naturalmente, accende il suo fuoco solo a mezzogiorno. Ci passo accanto, anzi ci pedalo. Quella pedalata è più lenta perché so che su quel fuoco ci sta lavorando Simone, il trippaio di San Frediano. Io già prima di vederlo grido: “Ciao Simone”, così per prepararlo, in modo che quando mi vede è già pronto a contraccambiare quel Ciao. Eccolo il mio appuntamento, il mio Ciao quotidiano.
A volte mi fermo per un panino al lampredotto. Tanta salsa verde, niente piccante. Si ordina sul davanti e si paga sula finestra laterale. C’è sempre gente davanti al chiosco. Ci sono operai, impiegati, studenti e qualche turista. Pochi per la verità. Per fortuna. Le code di turisti sono poco più in là alla Porta San Frediano, davanti al Ristorante Sabatino. Sabatino resiste, ma per quanto ancora?
Ho saputo il suo nome il giorno in cui mi dimenticai di pagare. Tornai indietro dopo 10 minuti. “Scusa mi ero dimenticato di pagare”. “Me n’ero accorto, ma mi stava fatica rincorrerti e poi non conoscendo il tuo nome non potevo nemmeno chiamarti”. “A proposito io mi chiamo Giovanni”. “Ed io Simone”.
E da quel giorno quel Ciao è una costante piacevole e spero di poterglielo gridare di rettamente a lui senza che ci sia una coda a impedirmelo.
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