Concerto Nursery Cryme: rock e teatro
Sabato 31 gennaio si sono esibiti al teatro Reims i Nursery Cryme, tribute band di Peter Gabriel e dei Genesis (band fondata da Gabriel, nella quale ha cantato dal ‘67 al ’75, per poi intraprendere una gloriosa carriera solista).
Avevo già visto i Nursery Cryme altre due volte: il 7 ottobre del 2023 al teatro Aurora di Scandicci e il 23 novembre del 2024 sempre al teatro Reims. In entrambi i concerti, mi ero accorto che erano molto meno a loro agio nell’eseguire i brani dei Genesis, rispetto a quelli della produzione solista di Gabriel. In questo concerto, comprensibilmente, i Nursery Cryme hanno deciso di concentrarsi sulla carriera solista di Gabriel, dedicando ai Genesis soltanto una mezz’oretta verso la fine dello show.
Ha aperto il concerto The Rhythm Of The Heat, con le sue atmosfere tribali e ipnotiche, ispirate dalle danze tipiche della cultura africana. Fin da questo primo brano, era evidente che Alberto Mugnaini ha un timbro molto simile a quello di Gabriel e anche una grande potenza vocale.
Per Shaking The Tree, sono saliti sul palco altri quattro coristi, con sgargianti tuniche africane. Durante questo brano Roberto Assennato ha suonato un grintoso assolo di contrabbasso elettrico, lasciando il posto all’assolo di chitarra di Leonardo Milani.
Per l’esecuzione di Come Talk To Me, è stata scoperta una cabina telefonica (prima nascosta da un telo): Alberto ha cantato dall’interno della cabina – proprio come faceva Gabriel –, per poi uscire tenendo in mano la cornetta del telefono, pronto a duettare con Alice Pinna.
Un altro esempio di fedeltà “scenica” è l’esecuzione dei Digging In The Dirt: nei concerti dal vivo, Gabriel cantava questo pezzo indossando un casco con una telecamera incorporata che proiettava sugli schermi i primi piani deformati del suo volto. Anche nel concerto dei Nursery Cryme, alle spalle dei musicisti è stato proiettato un video di Alberto mentre canta, anche se quella ripresa era stata chiaramente registrata in precedenza (nel video, Alberto indossava un casco da muratore che, sul palco, non stava indossando). In questo pezzo, inoltre, Lorenzo Conti ha suonato magnificamente la parte di percussioni.
Ho molto apprezzato anche che, in Signal To Noise, siano state utilizzate le registrazioni originali della voce di Nusrat Fateh Ali Khan, una voce alquanto particolare e praticamente impossibile da imitare, tant’è che Gabriel in persona ha quasi sempre utilizzato la traccia preregistrata nei suoi concerti.
Dopo l’esecuzione di Secret World, i musicisti sono usciti dal palco. Sapevo, però, che il concerto non era finito: al lato del palco avevo intravisto un Rickenbacker doppio manico (come quello utilizzato da Mick Rutherford, bassista dei Genesis) e una Gibson Les Paul (come quella utilizzata da Steve Hackett, chitarrista dei Genesis).
Poco dopo, come era intuibile, i musicisti sono risaliti sul palco, per suonare la parte dedicata ai Genesis. Hanno eseguito I Know What I Like (In Your Wordrobe) – includendo anche una citazione alla melodia di Stagantion, come facevano i Genesis – e The Muscial Box. Nella parte finale di quest’ultimo brano, Alberto, dopo essere uscito qualche minuto dal palco, è tornato indossando un vestito rosso e una maschera raffigurante una testa di volpe, come era solito fare Gabriel.
Ho trovato un po’ contradditoria, però, la scelta di suonare in medley con The Musical Box anche Firth Of Fifth: la maschera della testa di volpe l’ha indossata soltanto Gabriel, mentre i Genesis hanno iniziato a suonare in medly questi due brani dopo la defezione di Gabriel. Inoltre, nella sezione finale di Firth Of Fifth, Alberto ha indossato uno smoking gotico rosso scuro, occhiali tondi, cappello a cilindro e bastone – certamente un costume dal grande impatto scenico, che, tuttavia, Gabriel non ha mai indossato nei concerti con i Genesis. Spezzo una lancia a favore di Sandro Tosini, il tastierista: mentre nella sezione dedicata a Gabriel aveva avuto un ruolo marginale (le parti di tastiera nei brani dei Gabriel sono perlopiù di accompagnamento), nella sezione dei Genesis ha dato prova delle sue grandi abilità tecniche, eseguendo quasi alla perfezione il complesso assolo di sintetizzatore di Firth Of Fifth.
Non capisco neanche la scelta di suonare questi brani: Alberto, per quanto abbia un timbro molto simile a quello di Gabriel, ha tuttavia un’estensione abbastanza ridotta; avendo a disposizione circa sessantacinque brani, mi chiedo per quale motivo abbiano deciso di eseguire proprio questi tre: il registro vocale di I Know What I Like è uno dei più alti nell’intera discografia dei Genesis e anche in The Musical Box la voce di Gabriel è molto acuta. In The Muscial Box, inoltre, ci sono numerosi parti di flauto traverso, che, nella registrazione originale, erano suonate da Gabriel stesso, ma che i Nuresry Cryme, non avendo una flautista, sono stati costretti a suonare con le tastiere (il cui suono è ben diverso da quello di un vero flauto!).
Queste minime “incongruenze storiche”, comunque, non hanno assolutamente inciso sulla piacevolezza dello spettacolo (e, probabilmente, sono anche sfuggite agli occhi di uno spettatore che non conosca bene la storia della band).
Tra i tre concerti, questo mi è sembrato il più riuscito: è evidente che in questi tre anni i Nursery Cryme sono migliorati sia per quanto riguarda la componente “scenica” (costumi, oggetti di scena e fedeltà alle esibizioni originali), sia per l’aspetto più tecnico (cura del suono dei vari strumenti e precisione tecnica).
Sono curioso, quindi, di tornare ad ascoltare – e anche a guardare – il loro prossimo concerto.


Foto di Lorenzo Reale
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