È giá domenica e io no
Amore e furto. Titoli rubati. “È già Domenica e io no” è un vecchio libro di Alessandro Bergonzoni dove però il giorno del titolo è il mercoledì. Non c’è un’apparente logica nei giocattoli che costruisce con le parole quel geniaccio di Alessandro Bergonzoni. Sta a noi lettori dei suoi libri e spettatori dei suoi spettacoli orientarci nel mistero di quei benedetti giocattoli così maledettamente seri. E non per questo meno divertenti. Anzi.
Il titolo sembra suggerire un’inadeguatezza, una difficoltà ad accettare il corso naturale del tempo. Un sentimento comune. Credo. Soprattutto quando è Domenica e ti tocca lavorare. Una Domenica dove poi succederà qualcosa che concorrerà ad alimentare questo sentimento di inadeguatezza.
Se la centralina meteorologica di casa segna 11° come temperatura esterna è tempo di bermuda. Sono le 6.00, che abbia inizio la pedalata quotidiana. Fuori non c’è nessuno. Ma proprio nessuno. Le uniche persone che ci sono non le vedo perché sono nascoste dietro i parabrezza appannati delle loro macchine. Le prime che vedo in carne e ossa sono un gruppetto di ragazzi e ragazze fuori dal Tenax. La notte è passata. Si godranno, penso, gli ultimi fuochi prima di riscaldarsi sotto le lenzuola. Penso male.
Pedalo per il borgo di Peretola, attraverso l’insolito deserto di via Pistoiese, alzo le gambe sulle pozzanghere del sottopasso ferroviario di via S. Biagio a Petriolo e in un attimo sono sui lungarni, il mio posto preferito nel percorso quotidiano casa-lavoro. E incredibile, su questo pezzo di lungarno, sugli argini, dappertutto c’è una valanga di macchine da cui scendono di continuo ragazzi e ragazze. Ma dove andranno? Non mi resta che chiederglielo.
“Scusate ragazzi ma dove state andando a quest’ora di domenica?”, Del gruppo mi risponde, sorridente, una ragazza: “andiamo all’after della discoteca Manduca”, indicandomela. “Scusa ma che cosa è l’after?”. È in questo momento che tutto il gruppo si volta verso di me e mi guarda. Il sorriso della ragazza, fino ad allora solitario, diventa un coro di sorrisi. “Siate gentili, io sto andando al lavoro e provo per voi solo invidia perché questo after mi pare una cosa parecchio ganza”. Il coro dei sorrisi si fa coro di risate. La ragazza, sempre la stessa: “si può ballare dalle 5 della domenica fino alle 22. Si può fare anche per tutto il giorno perché c’è anche da mangiare”. L’after spiegato a un uomo di 60 anni come se fosse un bambino di 6.
“Allora ragazzi buon divertimento”. “Buon lavoro a lei”.
Ma quanto mi piacerebbe provare questo after. La curiosità c’è, ma ogni cosa ha il suo tempo e la sua strada. Certo non è facile arrendersi al fatto che è già domenica e io no, che non sono ancora pronto per fare le cose che devono essere fatte. E che sarà sempre così.
Ok, non mi resta che pedalare e in fretta se no arrivo tardi al lavoro.
![]()


