E io rinascerò Renna a Primavera
Io penso che sia nata una nuova religione, una setta o forse solo una scuola di pensiero.
Quelli che “o è Natale tutto l’anno o non è Natale mai” stanno conquistando il pianeta e noi non li abbiamo visti arrivare.
Nonostante il ciliegio in fiore nel giardino del palazzo di fronte, dal terrazzo spuntano le corna della renna di Natale. Ci accompagnerà fino al caldo torrido di luglio?
Chissà, magari è un rito apotropaico contro il cambiamento climatico. Se l’estate ormai comincia a maggio e finisce a ottobre, forse qualcuno ha pensato di lasciare la renna in servizio permanente. Come dire: se continuiamo a evocare il Polo Nord, magari abbassiamo la temperatura di un paio di gradi.
In compenso ho notato che non è un caso isolato. Festoni di lucine continuano a brillare nelle notti fiorentine. O è una nuova moda o la pigrizia di togliere gli addobbi ci farà festeggiare il Ferragosto cantando Jingle Bells.
Oppure la renna is the new nano da giardino?
Potrebbe anche darsi che non sia pigrizia, ma una forma di resistenza emotiva. In un mondo allo scatafascio, questi “feticci” ci ricordano che siamo stati più buoni, o almeno ci abbiamo creduto.
Gli addobbi di Natale sono diventati una specie di arredamento permanente dell’anima.
E così eccoci qui, a marzo, con le mimose già quasi sfiorite e una renna che osserva il quartiere con la calma di chi sa di aver conquistato territorio.
Non più simbolo di una festa, ma di uno stile di vita.
Surrealismo? Hygge?
No. Renna dissidente.
Tra qualche anno gli antropologi studieranno le nostre città e troveranno tracce di questa nuova civiltà: balconi con catene luminose fossilizzate, bassorilievi di pupazzi di neve sulle finestre e renne che guardano il traffico dell’esodo di estivo con un’espressione lievemente spaesata.
Del resto, se ci pensate, il Natale ha sempre avuto ambizioni imperiali.
Prima invadeva novembre. Poi ottobre. Ora pare aver preso possesso dell’intero calendario.
Come recitava lo slogan: “Il Natale quando arriva arriva”. Ma quando finisce ognuno lo decide per conto proprio.
Una manifestazione di democrazia futile, che ci spinge a rimanere in luoghi della mente da cui non vogliamo più uscire.
E in un attimo mi sento come in una canzone di Battiato… (Maestro mi perdoni l’accostamento)
Metempsicosi della renna
Sotto i balconi accesi
come piccoli templi domestici
passano le stagioni
senza più chiedere permesso.
Il ciliegio fiorisce
in una lingua antica della terra
che noi non sappiamo più tradurre.
Restano segni:
una renna che guarda il traffico,
campanelle silenziose nel vento di marzo,
l’eco lontana di un inverno interiore.
Abbiamo perso il calendario
tra una promessa di neve
e l’odore dei tigli di maggio.
Forse il tempo non è una linea
ma una stanza della mente
dove torniamo quando il mondo
diventa incomprensibile.
Un modo gentile
di restare bambini
in un mondo che corre troppo.
E quando questa vita cambierà forma
e le città saranno solo polvere gentile,
io rinascerò renna a primavera,
liberata finalmente
da quella perenne sensazione
di essere sempre nel posto sbagliato,
al momento sbagliato,
tra l’errore e la dimenticanza.
Valentina Schiavi
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