Firenze, quante sfaccettature
Firenze ti entra dentro prima ancora di vederla, è possibile anche questo. Con quello che il suo semplice sentirla nominare anticipa ed evoca, con i suoi secoli di storia illustre che la precedono e la quantità di opere d’arte che nel corso del tempo ha generato e tuttora ospita. E questo, direte, lo sappiamo.
Firenze. Una sinfonia di marmi policromi e viuzze medioevali, un museo a cielo aperto, il più bel panorama che ti si può presentare davanti, sia che tu lo guardi dal Piazzale oppure dalla cima di Fiesole, lo sfondo ideale per milioni di sogni in viaggio. Per molti è semplicemente l’icona della massima bellezza racchiudibile in soli cinque chilometri quadri.
Ma per chi la osserva più da vicino e a fondo perché ci vive, o comunque per chi ha la fortuna di poterci stare un po’ più a lungo di un “tour standard”, appare però anche una città che pensa molto a come proporsi, che espone con intento la sua meraviglie allo sguardo lussurioso del mondo, ma intanto sembra invece aver perso spesso l’abitudine di rivolgere il suo sguardo all’interno, verso la sua comunità, al proprio senso di appartenenza, a quella che dovrebbe essere l’ unione di intenti di una popolazione e non semplicemente l’espressione di un Consiglio Comunale.
Quell’impressione del tempo sospeso della domenica mattina
Personalmente, l’impressione indelebile che Firenze mi ha scolpito dentro non ha a che fare con la cupola del Brunelleschi o il Ponte Vecchio, che comunque non finirò mai di ammirare durante le mie passeggiate in centro, assieme a tutte le altre meraviglie che fortunatamente abbiamo a disposizione ogni qualvolta lo desideriamo. Ha invece il sapore del silenzio e del freddo della domenica mattina presto. Ed ha a che fare anche col suono di un megafono che annunciava in rotazione continua il susseguirsi di arrivi e partenze, con in sottofondo lo stridio sordo delle frenate sui binari. E si nutre anche delle frittelle di riso calde nel cartoccio, prese in friggitoria andando in giro per le vie di San Lorenzo. Della rificolona e dei roventini. Delle girate in bicicletta alle Cascine.
La mia Firenze interiore ha l’aspetto austero e immobile di quelle mattine di festa in cui la giornata era limpida e soleggiata ma faceva spesso ancora un po’ di freddo, e le saracinesche erano tutte inesorabilmente abbassate; il centro in quei frangenti era silenzioso, quasi fosse stato lì a tua completa disposizione, un silenzio che potevi permetterti di ascoltare mentre i tuoi passi riecheggiavano sull’acciottolato. Era una Firenze fatta dai fiorentini, in cui potevi entrare ed uscire da Boboli o dal Duomo come e se ti pareva, laddove il turismo era magari già il fulcro economico e perno dello sviluppo della città, ma potevi comunque trovare un parcheggio vicino ai luoghi che volevi visitare senza doverlo per forza pagare e, soprattutto, senza che una multa incombesse inevitabile al ritorno sul parabrezza dell’auto dei tuoi genitori.
Stazione di Santa Maria Novella, dicevamo. Mia madre era impiegata alle ferrovie, e questo per la nostra famiglia significava soprattutto la possibilità di poter viaggiare in treno gratuitamente, di partire e tornare a piacimento, senza dover programmare né i tempi né i costi del viaggio. Per questo mi sono sentito sempre un piccolo privilegiato, finché è durata. La stazione era ed è la soglia, il luogo di transito che è rimasto, sia nel mio immaginario che nella realtà logistica della città, il vero centro e cuore pulsante di Firenze.
Quante volte ho atteso lì il treno per Viareggio, per Roma, per la colonia a Gavinana o per qualche Paese straniero europeo. E quante volte lì sono tornato, provando l’emozione di essere a casa già quando vedevo i primi edifici familiari ed i binari cominciavano ad unirsi fino a diventare quel groviglio inestricabile che appare una volta giunti a destinazione. Quante volte siamo sbarcati alla Stazione col 29 assieme al gruppo di amici delle medie, e quante volte lì ho fatto il cambio del bus, prendendo il 20 che mi portava a pranzo dai miei nonni. Ieri come oggi, che sia la nuova rete della tramvia, oppure quella consueta degli autobus, tutti continuiamo anche se inconsciamente a gravitare intorno al fulcro di quell’edificio così particolare: la Stazione di Santa Maria Novella, un punto di arrivo e di (ri)partenza per noi tutti.
I conti con la realtà
Oggi, tuttavia, la Firenze che possiamo osservare, è soprattutto una città al bivio. Che rischia, concretamente, di annegare nella sua stessa immagine riflessa, vittima della sua bellezza che ne diventa anche il principale alibi per sorvolare su tutto il resto. Questa Firenze, penso che ce ne siamo accorti tutti e quindi non è semplice retorica, ha permesso al costo della vita – gli affitti e il mattone in primis, gli altri servizi di conseguenza – di raggiungere vette siderali, rendendo la residenza un privilegio per pochi o comunque un peso (economico, ma non solo) per tanti cittadini.
Assistiamo anche, complice l’epoca “social” che stiamo vivendo, alla massificazione del gusto, con brand che sbandierano una “fiorentinità” di facciata, ma poi in realtà piuttosto la sviliscono, trasformandola facilmente in un format replicabile all’infinito, ad esempio passando con nonchalance dal bancone di Via de’ Neri a Dubai, perdendo di fatto proprio quel sapore autentico che invece si pretende di vendere a giro per il Mondo. Le piccole botteghe storiche scompaiono, inesorabilmente da anni ormai, inghiottite da incassi ridotti e affitti quadruplicati e dalla concorrenza spietata del lusso globale, come quello che ha trasformato Via Tornabuoni in un inaccessibile salotto popolato solo da griffe. E la viabilità urbana? Compromessa, ingabbiata senza scampo da una gestione che pensa che ci si possa muovere tutti solo in tranvia, tra parcheggi impossibili, chicane nei viali ridotti ad una sola corsia e la perenne minaccia di una multa, perché un parcheggio “legale” per te, se sei fuori zona, non esiste né esisterà praticamente mai.
La nostra idea: la ricerca dell’autenticità e delle impressioni dei fiorentini
È in questo contesto che nasce quindi “Impressioni di Firenze”. Non vogliamo aggiungere rumore al rumore, né l’ennesima guida patinata che vi indichi dove fare la coda migliore e più instagrammabile. Vogliamo tentare di fare un’operazione un poco diversa, quella che crediamo possa essere necessaria, utile, interessante: andare alla ricerca dell’anima autentica della città, scovarla dove si nasconde, portarla davanti ai vostri occhi. Per far parlare Firenze ed i fiorentini.
Vogliamo cercare di rappresentare quella Firenze che mantiene viva la sua umanità, i suoi ritmi, le sue storie fatte di vissuto quotidiano. La nostra sarà una ricerca attiva, alla quale vi chiediamo di partecipare con consigli, indicazioni e (perché no) anche le vostre parole; un progetto che pensa di utilizzare scritti, audio e video per cercare di tirare fuori e far risuonare quanto di meglio potremo trovare nella nostra città.
Vorremmo dare spazio a:
- Artigiani e commercianti, con storie di resilienza che affondano nelle radici del tempo e le loro interessanti proposte attuali.
- Residenti che vivono i vari quartieri, parlare delle loro peculiarità, necessità, pregi e difetti, a Santo Spirito come in periferia.
- Angoli nascosti della città, che aspettano solo di essere (ri)scoperti e di regalare una piccola emozione a chi li visita
- Eventi di qualità e corsi, che stimolino e intrattengano con intelligenza sia i cittadini che i turisti più attenti.
- Curiosità varie che caratterizzano la città, le storie dei suoi abitanti (anche i più particolari), il loro amore per questo posto, le difficoltà che devono attraversare per viverci
Un Dialogo Aperto e Necessario
La nostra, quindi, negli intenti non deve essere solo una narrazione, ma un dialogo. Questa rubrica vive se è viva la partecipazione della sua comunità di lettori. Voi siete invitati a farvi tranquillamente avanti, a indicare, suggerire, a dar voce a quella Firenze che conoscete solo voi. Vogliamo una città che sia piacevole tanto per il turista che cerca l’anima vera, quanto per il residente che ne è l’essenza portante.
Poi, se capiterà, terremo lo sguardo aperto anche oltre Firenze, allargando l’orizzonte anche alle realtà vicine (ad esempio Scandicci, Campi, Prato, Pistoia), per capire come l’intera area metropolitana sia diventata ormai un unicum nel suo complesso, con tutte le sue molteplici interconnessioni.
Ecco, la prima impressione, adesso, è così stata lanciata. L’anima di Firenze è ancora qui attorno a noi e dobbiamo solo avere la pazienza, e la volontà ed il piacere di cercarla insieme, non troppo lontano in fondo da dove oggi si assiepa la folla. Siete con noi per fare questo viaggio? Pensiamo di sì, ma fatecelo sapere.
Scrivici qui!
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