O la criptoborsa o la vita
Le rapine sono, purtroppo, assai frequenti. Fino ad oggi, però, la minaccia a mano armata per ottenere i beni di una malcapitata vittima era finalizzata alla sottrazione di denaro, gioielli o oggetti preziosi “convenzionali”. Mai prima d’ora era avvenuta una criptorapina.
È successo a New York, dove un malvivente armato ha sottratto alla vittima, individuata e studiata con molta cura, portafoglio, telefono e chiavi. Un complice del malvivente, successivamente, si è introdotto nell’abitazione della vittima uscendone con un pacchettino, che conteneva un dispositivo che custodiva quasi due milioni di dollari in Ether (unità di costo dell’Ethereum, una delle più diffuse criptomonete). Il complice introdottosi in casa della vittima non si è reso conto di essere stato ripreso dalle videocamere di sorveglianza e, essendo noto alla vittima, è stato riconosciuto e incriminato. La prova schiacciante è stato un accredito nel portafoglio elettronico del malvivente di un importo pari alla cifra trafugata alla vittima (circa 1,8 milioni di dollari).
Se ad introdursi in casa della vittima fosse stato un terzo complice, o comunque un soggetto non conosciuto dalla vittima, viene da pensare che la rapina sarebbe andata a “buon fine” e che nessuno sarebbe mai riuscito a recuperare il bottino, essendo le criptomonete anonime per definizione.
In un momento storico in cui i Bitcoin in particolare, ma le criptovalute in generale, stanno raccogliendo interesse da parte dei risparmiatori tradizionali, soprattutto per i tassi di incremento di valore sconosciuti ad altre tipologie di investimento, anche crimini di tipo tradizionale cominciano ad essere indirizzati alle nuove valute.
La tecnologia si evolve, ma anche il crimine.
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