La finestra sul cortile
Un giorno tutto questo esploderà.
Sentiremo un grande, mastodontico botto e, un attimo dopo, ci ritroveremo dentro un Pollock che si estende all’infinito.
Ma invece delle macchie di colore, appiccicate una sull’altra senza criterio, vedremo gattini, spritzini, piedini, santini. Tavolate. Gruppi vacanze. Sorrisi e finzioni TV. Belle figheire in tutti i luoghi e in tutti i laghi. Bambini grassi che soffiano candeline su torte tanto perfette da sembrare finte. Bambini magrissimi in situazioni tanto brutte che ai desideri non credono più. Me contro te, noi contro voi, c’eravamo tanto amati. Crema antirughe, crema anticellulite, crema anti tutto. Anzi: tutto.
Aforismi a caso di autori a caso, appoggiati su foto a caso, con l’immancabile “ZZ” finale, rigorosamente a caso.
Brigitte Bardot sì.
Brigitte Bardot no.
Brigitte Bardo Bardot PEPEPPPEPEPPEPPE!
Immaginate, insomma, che tutto ciò che vedete ogni giorno nel chiuso del vostro telefonino, un giorno si sparpagli ovunque, tappezzando la vostra città.
Sì, perché tutta ’sta roba uno spazio fisico lo occupa. E nemmeno poco.
Sta stipata dentro computeroni che, messi tutti insieme, occuperebbero lo spazio della Valle d’Aosta. E ciucciano un sacco di energia, visto che devono stare sempre accesi. Eh, perbacco.
Metti che tu, alle tre di notte, non dormi. Ti rigiri nel letto chiedendoti se, alle foto delle vacanze di Anselmo, quella antipatica della Luigina ha messo o no il like.
Devi subito verificare!
Perché quelle informazioni siano sempre disponibili, il computerone che le ospita deve restare acceso. Sempre.
E perché il computerone non vada a fuoco surriscaldandosi, ci sono sistemi di raffreddamento.
Ma a me piace pensare che ci sia un cricetone che pedala dentro una ventolona.
E che, a un certo punto, il cricetone si stanchi.
Si fermi.
E… OPS.
Ecco il botto.
E tutto ciò che hai buttato dentro quel mondo virtuale ti esplode in faccia, facendoti realizzare, tutto insieme, che se un tempo eravamo quello che mangiavamo, oggi siamo ciò che postiamo.
Stiamo alimentando un mondo virtuale che però ha un impatto molto reale: sulle persone e sull’ambiente che ci circonda.
Facciamo fatica a rendercene conto perché non ne sperimentiamo dal vivo gli effetti sulle relazioni. Non leggiamo in chi ci ascolta le reazioni ai nostri commenti.
Non c’è un feedback emotivo.
In tanti stanno uscendo dai social, o sentono comunque il bisogno di disintossicarsi per un po’. Perché questo continuo dover apparire, commentare, avere un’opinione su tutto, sposare o rifiutare cause sociali — anche quando lo si fa con le migliori intenzioni — finisce per diventare finto, se non passa da relazioni vere.
Da persone che si guardano negli occhi, si raccontano, discutono, si contraddicono. Persone che parlano guardando in faccia chi hanno davanti.
Gandhi sosteneva che le convinzioni diventano pensieri, i pensieri parole, le parole azioni, le azioni abitudini, le abitudini valori, e i valori destino.
E il nostro destino, volenti o nolenti, include le persone che incontriamo ogni giorno: per strada, al bar, al lavoro.
Proverò a raccontare quello che incontro, iniziando ad aprire la mia finestra sul nostro cortile.
Sbirciate con me?
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