La mia cremina da paura
Da diverse mattine, che mi trovi a Noceta o nell’appartamento a Firenze, succede questo: frullo i fiocchi e la farina d’avena, aggiungo i semi di zucca, i semi di lino, i semi di Chia, quest’ultimi gonfiati con l’acqua la sera prima. Continuo con due splash di kefir, un cucchiaione di yogurt greco, uno splash di Zymil, uno spicchio di mela e mezza banana. Premo il pulsantone e parte la frullata. Esce fuori una cremina da paura che mi ricorda le macedonie, i gelati morbidi della Sammontana, quelli dell’estate dell’83 quando ascoltavo Spiagge di Renato Zero. È un momento di gioia che ho scoperto di recente che si lega ai controluce della cucina e fa partire le mie giornate col sorriso. A parte oggi che devo andare obbligatoriamente a farmi i capelli.
Non ci voglio andare dal barbiere a contrarmi il collo e insozzarmi di peletti, ma Anna dice che sembro un disgraziato quando mi trascuro, soprattutto dopo tre o quattro mesi di coltivazione pilifera. Ho una peluria neanderthaliana da fare invidia ai montanari con i tartufi in tasca e i grappini sul banco. Inoltre, a pranzo e cena mi mastico i baffi e non è dignitoso per uno come me che potrebbe fare il silver fox tra i lampredottai d’Oltrarno.
Potrei tagliarmeli da solo, certo, col mio rasoio elettrico arrotolato nella scatola delle salviette, ma siccome dentro quella barba c’è un po’ di tutto, non vorrei trovarci qualche multa da pagare. Un barbiere di fiducia farebbe al caso mio, tipo quello di famiglia che ti vede crescere e conserva i tuoi capelli in una cassetta di sicurezza in Svizzera. Ma non ce l’ho. Devo andare su uno di zona stando attento che non mi ammorbi coi suoi discorsi sacerdotali e non ripieghi malinconico sulla sua infanzia o sulle mogli dei suoi amici.
Ho queste scelte: Patrizio di piazza Tasso, andato lì tre volte, che quando parliamo di olio e dei frantoi della Val di Chio si concentra così tanto che potrebbe tagliare i capelli con le dita delle mani, anche se poi, dopo le nostre chiacchiere, non posso fare a meno di vederlo su un trattore a pulire i fossi. Oppure la tipa del Verzaia Salone Estetica accanto alle Poste, andato lì due volte, che quando mi accomodo mi tiene così tanto tempo allo sciacquo che mi sembra di essere lì dalla sera prima. Oppure il tipo del Perfect Salon vicino a piazza Dalmazia, andato lì quattro volte, che quando dalla porta che si affaccia sulla strada gli chiedo se c’è posto, non faccio in tempo a sedermi che già mi ha fatto barba, capelli e dato lo scontrino fiscale, anche quando vorrei confrontarmi serenamente sulla guerra nel mondo o parlare di lettiere e spruzzini per gatti.
Tagliarsi i capelli. Per me, è un casino.
Vorrei che questi saloni fossero uno solo, con la mano di Dio e le forbici di San Pietro che in un secondo fanno tutto, ma non succede e non posso essere simultaneamente ovunque. Scelgo in base a quanto è intasata la strada sotto casa. Meglio. Se è piena di turisti coi cappelli grandi e il Tavernello in mano rinuncio. Se invece la vedo tappata dalle scolaresche con le maestre svampite e il cellulare all’orecchio ci penso un attimo. Quasi sempre è un no se arriva il Comune coi suoi operai, il furgoncino e le transenne luride di cemento, dove per un tombino sono in dieci a grattarsi la pancia.
Mi guardo riflesso nei finestrini delle macchine fino a quando non mi convinco che posso andare bene un altro paio di giorni. Poi scatta il salvagente “supermercato”, di solito il Carrefour.
Mi fiondo dentro e controllo se hanno ricaricato gli scaffali con le nuove mele, le nuove banane o i nuovi fiocchi d’avena, o se per caso hanno i semi di girasole. Non cambia mai niente. Allora me ne esco stranito come se questa cosa mi stupisse, e ripenso a mio fratello quando negli anni ’90 mi tosava a torso nudo appena tornato dal mare. Davanti allo specchio mi diceva che sarei diventato pelato. Non è successo, il pelato negli anni è diventato lui e inesorabilmente.
Oggi posso dire, a difesa della mia coltivazione pilifera, che sono orgoglioso di starmene ogni tre o quattro mesi sulle montagne a bere grappini e cercare patate nella mia confraternita di capelloni. Vai a vedere che prima o poi non trovi qualcuno a cui far assaggiare la mia cremina da paura.
![]()


