La sveglia delle undici
Io non ci credo.
Non ci credo che anche stamattina suona la sveglia.
Ore 11.00 spaccate.
Alla buon’ora?
Ma non è la mia sveglia. Io sono già in ufficio da due ore.
È cominciato tutto qualche settimana fa. All’inizio qualcuno ci aveva fatto caso, ma non commentava…
Poi è continuato, e allora è iniziata la ricerca!
“Ma viene dal tuo ufficio? Da un computer? Proviene dall’appartamento accanto? Da sopra?”
Pian piano ci siamo messi alla ricerca del rumore… Acqua… fuochino… “qui si sente meglio!”
Ma chi cavolo mette una sveglia alle 11.00, in un giorno di lavoro, e la lascia suonare ininterrottamente per venti minuti senza fermarla?!
Abbiamo iniziato a pensare al peggio.
Perché quando una sveglia suona tutti i giorni alla stessa ora e nessuno la spegne…
o non vuole,
o non può…
Le congetture, in pausa caffè, variano dal grottesco al cruento.
Ipotesi uno:
È qualcuno che vive solo. Molto solo. Così solo che la sveglia è l’unica cosa che gli parla. O forse gli ricorda qualcosa… o qualcuno che non c’è più…
Ok. Troppo malinconico.
Ipotesi due:
Qualcuno che lavora di notte. Dorme di giorno. Alle undici si sveglia, ma poi non ce la fa! E rimane a letto. E non ce la fa nemmeno ad alzare il braccio e spegnere ’sta cacchio di sveglia! Mannaggia!
Ipotesi tre:
Non è una sveglia.
È un segnale.
Magari alle undici, da qualche parte nel mondo, succede qualcosa. Forse qualcosa di tremendo.
E noi non lo sappiamo.
Ipotesi quattro, la più gettonata:
Dentro quella casa c’è qualcuno che NON PUÒ spegnerla.
Perché ormai non si alzerà MAI PIÙ.
Quest’ultima ipotesi prende campo, avvalorata dal fatto che, uscendo sul terrazzo del nostro ufficio, sembra proprio che il suono arrivi dalla finestra semiaperta al terzo piano del palazzo di fronte.
Ma i venti minuti sono finiti. Mannaggia!
Ritento il giorno dopo.
Ore 11.00. Immancabile sveglia.
Ma stavolta passo all’azione e scendo in strada con la scusa di buttare via la spazzatura. Faccio due passi. Torno indietro. E poi lo sento meglio. Sempre più chiaro. Sempre più vicino. Il suono arriva inequivocabilmente da quella finestra sempre aperta. A febbraio.
Sul balcone c’è uno stendino con i panni. Con questo tempo?!
E questo, inspiegabilmente, è peggio.
Che faccio? Mi arrampico al terzo piano e sbircio dalla finestra?
Suono tutti i campanelli chiedendo se per caso quel rumore che ci fracassa tutti i giorni viene da casa loro?
Ormai la Jessica Fletcher che è in me scalpita come un cane da tartufo!
Passa una signora che porta a passeggio il cane. Mi guarda con aria stranita… in effetti sono ferma in mezzo alla strada davanti ad un palazzo guardando in su. Mi sento costretta, in qualche modo, a darle conto del perché sono lì…
«Scusi, ma lei lo sente questo rumore?»
La signora risponde semplicemente: «No… che rumore?»
«C’è una sveglia che suona…»
«Sarà di qualcuno.»
«Sì, sì, certo… è solo che suona sempre.»
«Eh sì… anche la mia suona sempre, non ha mai perso un colpo! La carico e…»
«Sì, ma questa suona tutti i giorni ininterrottamente e nessuno la spegne… è un po’ strano, no?»
«Eh sì… ha provato con il telefonino?»
«In che senso?»
«Il mio nipote ci trova tutto! Chiede una cosa al telefonino e quello gli dice cosa fare! Io rimango! Sta tutto lì dentro! Mica solo numeri di telefono! Gli chiede anche i compiti di matematica!
Noi si studiava un monte! Ci facevano imparare poesie, date…
Pensi che io so in ordine le Cinque Terre, i Presidenti della Repubblica… Ogni tanto mi viene la paura di dimenticare le cose e allora ho un’agenda vecchia della banca e ci scrivo tutto, così le fermo e non mi scappano… per esempio le Regioni d’Italia in ordine dall’alto verso il basso… o… Ei fu. Siccome immobile, dato il mortal sospiro, stette la spoglia immemore, orba di tanto spiro…»
«Manzoni! Accidenti, signora! È proprio brava!»
«… Mi viene freddo solo al pensiero di non ricordare, che mi scappi qualcosa, di perdere cose che so, che fanno parte di me, capisce? E invece oggi la memoria conta proprio poco… siccome tutto è in questi aggeggi non si fa più la fatica di memorizzare, non si suda più su un quaderno, sulla pagina di un libro… non lo so…
Forse viaggiate più leggeri di noi… ma, a dirla tutta, per me la leggerezza era mettersi un petalo di rosa sulle labbra per far finta di avere il rossetto, quando nel dopoguerra non c’era nulla, ma c’era lo stesso la voglia di divertirsi tra noi ragazzi, di andare a ballare, di trovare l’amore… e ora che c’è tutto e invece si butta via con tanta leggerezza: roba, quattrini, sentimenti…persone!
Son troppo vecchia! Faccio discorsi da vecchia, abbia pazienza!»
«Ma scherza, signora! Ha ragione… è più lucida di tanti giovani! Mi ha fatto piacere incontrarla!»
«Anche a me! Come si chiama?»
«Valentina. E lei?»
«Leda.»
«… Come mia nonna… Signora Leda… mi ricorderò di lei! Alla prossima!»
«Anche io! Me lo segno sull’agendina! Buona giornata!»
E mi sorride andandosene. Anche io sorrido. Attraverso la strada, salgo le scale, rientro in ufficio.
«Allora, Sherlock Holmes? Scoperto il mistero?»
«Eh…? Ah sì. Forse era la sveglia per un appuntamento…
Ma voi ve lo ricordate a memoria il Cinque Maggio di Manzoni?»
Il sipario si chiude sulle facce perplesse dei colleghi.
La sveglia?
Non ha più suonato.
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