Le città di pianura
Campi Bisenzio è l’unico comune in Toscana completamente pianeggiante. Il punto più alto è il tetto del Teatrodante Carlo Monni. Qui non c’è uno straccio di collina. La Toscana iconica abita da un’altra parte. Campi è un’enclave di pianura padana in terra di Toscana.
Nel film “Le città di pianura” uno dei protagonisti all’interno di una bella villa veneta riconosce essere di scuola veronese un affresco e lo descrive come un capriccio, un’idea geografica di un Veneto diverso perché viene dipinto solo con le montagne e il mare, annullando le città di pianura nel mezzo. Chissà come sarebbe stato il Veneto senza tutte le sue città di pianura e la Toscana senza la sua unica città di pianura. Sicuramente più tristi.
Nel film un nobile proprietario di una villa stava aspettando degli architetti con cui concordare un ricorso al TAR perché proprio davanti alla sua villa verrà costruita un’autostrada. Gli capitano in casa invece i tre protagonisti di questo splendido film onderod. Loro non sono proprio i suoi architetti ma tre giovinastri in cerca di zingarate, burle e dell’infinito ultimo bicchiere. Lui, il nobile, comunque, consapevolmente o inconsapevolmente, li ascolterà con interesse e, addirittura, ci entrerà in intimità.
“Non rimarrà più nulla di questa regione. Solo un’enorme infrastruttura e modi per spostarsi, ma nessun luogo dove andare”. I nostri giovinastri sembrano annuire a queste parole del vecchio e caro nobile. Loro, però, sanno ancora dove andare. Lo fanno a bordo di una vecchia e cara Jaguar. Sempre onderod. Il protagonista alla guida non ha bisogno per dove deve andare di google maps. Sceglie i suoi percorsi su una vecchia e cara mappa. Ma non gli basta. Disegna i suoi percorsi nelle città di pianura tra Venezia e le montagne pure sulle salviette dei bar e pub. E poi per vedere il quadro d’insieme della sua mappa artigianale unisce le salviette con lo scotch. Il loro dove andare corre per questi locali perché non c’é mai un ultimo bicchiere definitivo. C’é anche il bar di una sala da biliardi dove il venerdì il gintonic costa 2 euro e la serata non può che chiamarsi Venergin. E come se no.
“Siamo troppo vecchi per crescere” ridono di sé. E sul finale uno di loro mentre l’amico sta mangiando un gelato confessa di aver scoperto il senso della vita, ma non lo sapremo. Il film ci lascia solo queste parole: “lo credevo amaro, ma sul finale è dolce”. E probabilmente sono riferite solo al gusto del gelato.
Ho visto questo film al cinema Italia di Pontassieve nell’ambito della rassegna “Cinelandia” curata dal mio amico Giacomo De Bastiani.
Sono andato al cinema in bici dalla mia città di pianura. Pontassieve è una città di pianura perché da Campi la si può raggiungere pedalando sempre in pianura lungo il Bisenzio, l’Arno e la Sieve. Il fiume é l’unica mappa che serve per andare dove si deve andare. Lega. E un panino al lampredotto può essere un buon supporto a un buon primo bicchiere. Di rosso.
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