Sole che Divide
Tutto inizia con un sogno. Quello di liberarti dal giogo dei petrolieri. Di dire addio ai signori del gas, ai padroni dell’energia fossile, a quelli che ti tengono per le palle (di Natale, che avete pensato?) ogni volta che giri l’interruttore.
Vuoi l’indipendenza energetica. Vuoi il sole, gratis, democratico, che non risponde a nessun amministratore delegato. Vuoi pannelli fotovoltaici sul tetto del condominio.
Povero, ingenuo illuso. Non sai ancora che stai per imbarcarti in un’impresa che farà sembrare il ritorno a Itaca di Ulisse una passeggiata al parco.
La prima riunione parte alla grande. Il condomino del terzo piano urla: «Basta con le multinazionali!». Quello del primo: «Liberiamoci dal petrolio!». Annuiscono tutti, compatti come un coro greco. Si vota per lo studio di fattibilità. Ti senti Greta Tintin Thumberg alla testa dei Fridays for Future.
Si definisce una commissione di studio. E arrivano le prime grane non appena facciamo due conti.
- Il Signor Rossi, scopre improvvisamente che «in fondo il nucleare francese non è male».
- La Signora Bianchi ricorda che tra sei mesi vende casa (ma lo dice dal 1998)
- Quelli del piano terra, che non usano l’ascensore (bugia spudorata), annunciano che «i pannelli non servono a niente».
Silenzio imbarazzato. Qualcuno suggerisce di «pensarci ancora un po’». Il sogno inizia a scricchiolare.
Resti solo, ma decidi lo stesso di procedere: prepari un’istanza alla Sovrintendenza ai Beni Culturali e Paesaggistici.
Tu abiti in un condominio anni 70. Color grigio depressione. Non ci sono due tende da sole uguali, hanno piazzato i climatizzatori in facciata e le prime verande abusive sono state condonate nell’85. Eppure, per qualche oscuro motivo, il tuo tetto è “parte integrante di un contesto paesaggistico di pregio”.
Benvenuto nel Paese dove puoi fare quello che vuoi, basta non farlo sapere.
Mentre combatti con carte bollate e raccomandate, arriva il tecnico per il sopralluogo. Sale sul tetto. Guarda. Scuote la testa.
Quel movimento lo riconosci subito. È il gesto universale che precede la frase: «Eh, c’è un problemino».
Il tetto che da Google Maps sembrava la pista dell’aeroporto di Peretola, nella realtà è un’accozzaglia di:
- Comignoli inclinati a caso
- Unità esterne dei condizionatori degli inquilini dell’ultimo piano
- Esalatori delle fogne
- L’antenna arrugginita di un inquilino morto nel 2004 che nessuno ha mai osato toccare
Spazio utile per i pannelli? 12 metri quadri. Senza contare che la cabina contatori è in cantina, il tetto è al quinto piano, e non c’è una canalina libera neanche a pagarla oro.
Diciamo che, per miracolo divino, trovi lo spazio e ottieni i permessi. Ora devi compilare la domanda per connetterti alla rete nazionale e ti imbatti in labirinto di acronimi degno di Escher.
- GSE (Gestore dei Servizi Energetici)
- DZ (Distributore di Zona)
- CU (Comunicazione Unica)
- SSP (Scambio sul Posto)
- RD (Ritiro Dedicato)
- CER (Comunità Energetiche Rinnovabili)
E i tempi di risposta previsti? Geologici, tendenti all’infinito.
Alla fine, metti tutto in fila. Ponteggi, linee vita, pratiche burocratiche, pannelli “mimetici” per la Sovrintendenza, adeguamento dell’impianto elettrico del 1960, parcella del geometra, onorario del tecnico, avvocato per i ricorsi…
Il preventivo è lievitato e il tempo di “rientro dell’investimento” pure: 22 anni e 4 mesi.
Inizierai a guadagnarci quando i tuoi nipoti andranno all’università su Marte e l’Italia avrà finalmente rimosso le accise sulla benzina.
Alla successiva assemblea nessuno osa più parlare di pannelli fotovoltaici. Qualcuno, timidamente, propone di cambiare le lampadine delle scale con i LED.
La mozione passa all’unanimità. Applausi. Soddisfazione generale.
Il sogno del condominio indipendente viene archiviato nel cassetto “Cose Belle Ma Impossibili”, subito sotto “Pace nel Mondo” e “Ascensore Pulito”.
Tu torni a casa. Accendi la luce. Guardi il contatore che gira come una trottola. Sospiri.
E i petrolieri? Loro continuano a ridere dai loro paradisi fiscali. Con il tuo denaro.
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