Un anno fa il Bitcoin ha portato all’attenzione del grande pubblico le criptomonete. Sul finire del 2017, infatti, il valore della criptovaluta più famosa del mondo è arrivato, dopo aver inanellato una sequenza vertiginosa di rialzi, vicino alla soglia dei 20.000 dollari.

Alcuni “ecomisti de noantri” avevano preconizzato il raggiungimento di vette stratosferiche (spingendosi addirittura a profetizzare valori prossimi ai 50.000 o addirittura 100.000 dollari). A meno di un anno di distanza, invece, il valore del bitcoin è tornato sotto i 4.000 dollari. In pratica in dodici mesi il ciclo di crescita e decrescita ha riportato la criptomoneta al valore di partenza. La discesa, tra l’altro, è stata costante e regolare lungo tutto l’arco dell’anno, fatti salvi gli inevitabili “rimbalzi del gatto morto”.

A differenza delle azioni di Banca Etruria, non essendoci pensionati che hanno investito tutta la loro liquidazione in bitcoin, l’eco che la caduta ha avuto sul grosso pubblico è stata praticamente nulla. La notizia è rimasta confinata ad un ambito per addetti ai lavori.

Quello che, invece, è doveroso evidenziare è come questa caduta abbia avuto un significativo riflesso sulle attività di mining. Come detto pochi mesi fa, infatti, intorno alle cripromonete si è sviluppata in breve tempo un’attività “industriale” dai numeri non trascurabili: il mining. Una delle caratteristiche dell’attività di mining è di avere costi elevati difficilmente riducibili (su hardware ed energia i margini per ridurre i costi sono piuttosto limitati). Se la valuta da “estrarre” ha un valore elevato, i costi si ammortizzano tranquillamente e il guadagno può anche essere elevato. Se la valuta da “estrarre” perde valore oltre un certo limite, il guadagno si riduce progressivamente, fino a portare il bilancio costi/utili in perdita.

La drastica riduzione di valore del bitcoin ha comportato, secondo quanto riferito da Coindesk, la cessazione di attività da parte un numero di miners compreso tra 600.000 e 800.000 a livello globale.

Non essendoci, però, pensionati che hanno investito in attività di mining il proprio TFR, la crisi del bitcoin e delle attività di mining non ha trovato spazio nei notiziari.

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Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.