56 mesi dopo
Nel mondo della tecnologia 56 mesi sono l’equivalente cronologico di un eone. A maggio 2021, all’epoca dell’ultimo articolo di questa rubrica prima del periodo di sospensione, si accennava a come la pandemia avesse dato una forte spinta allo spostamento verso il cloud degli investimenti aziendali.
Cosa è successo dopo?
Il 2021 si era chiuso con un investimento complessivo nel cloud di circa 3,8 miliardi di euro. Il 2025 sta per chiudersi con una stima superiore agli 8 miliardi.
La migrazione verso il cloud (public e hybrid) è stata, quindi, una vera e propria rivoluzione copernicana della digitalizzazione. La protezione dei dati si è trasformata dal possesso e gestione interne all’azienda alla gestione in cloud, in una sorta di delocalizzazione informatica ad alto valore aggiunto. La spinta motivazionale è stata quella di delegare la conservazione dei dati a soggetti che, per dimensione e competenze, lo possono fare meglio e (spesso) a costo inferiore, migliorando la sicurezza e l’accessibilità.
Non solo dati, perché si è progressivamente visto che anche strutture, piattaforme, software e molto altro poteva efficacemente essere gestito come servizio in cloud. Iaas (Infrascructure as a service), Paas (Platform as a service), Saas (Software as a service) sono solo alcuni degli acronimi con i quali si è entrati sempre più in confidenza. AWS, Azure, Google Cloud sono solo alcuni dei protagonisti di questo cambiamento di paradigma.
Uno scenario tecnologico profondamente diverso da quello di 56 mesi fa, che avremo modo di analizzare con notizie e approfondimenti in questa rinata sezione.
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