Facce (*)
Firenze potrebbe essere la capitale d’Italia delle biciclette. Ne avrebbe tutti i requisiti. È tutta in pianura, piove poco e non fa freddo vero quasi mai (e comunque hanno inventato oggetti che si chiamano impermeabili, giubbotti, guanti e cappelli). L’è piccina. La puoi attraversare tutta in mezz’ora a 15 km all’ora. Una velocità accessibile a tutti e che ti fa sudare solo sotto il solleone dei pomeriggi d’estate.
La bici nobilita l’uomo, soprattutto nei giorni di lavoro. Non c’è bisogno di scomodare chissà quali dati. Basta parlare con i propri colleghi di lavoro per scoprire che in tanti a Firenze sono distanti dal luogo di lavoro per un massimo di 7/8 km. E quella distanza, dato che sicuramente è in pianura, la si può percorrere, appunto, in mezz’ora senza sudare. Pedalare per credere.
Amsterdam è la capitale d’Europa delle biciclette. Ad Amsterdam vanno tutti in bicicletta. Sempre. La pianura è la stessa, anzi no, perché ci sono più ponti. E lì piove e fa più freddo che da noi. Non vanno tutti in bici per un’astratta questione culturale. Anche gli automobilisti olandesi amano le comodità della macchina come quelli italiani. Ad Amsterdam negli anni settanta c’è stato un forte conflitto tra auto e bici. Noi siamo solo un po’ in ritardo. Semplificando si può dire che hanno vinto le bici. O meglio, ha vinto un’idea diversa di comodità.
L’andare in bici al lavoro presuppone un concetto di comodità più adatto ai nostri tempi, più legato all’utilità perché coniugabile con la convenienza, sia in termini di tempo che di risparmio, e il benessere fisico e mentale. Del resto le facce parlano chiaro. Provate a guardare le facce degli automobilisti e vedrete come mostrano l’infinita varietà del malessere, da un silenzioso corrucciamento a una clacsonante incazzatura, mentre quelle dei ciclisti, invece, sono sempre serene allo stesso modo. Scomoderei perfino il celebre incipit di un celebre romanzo: le facce dei ciclisti sono felici allo stesso modo mentre quelle degli automobilisti sono infelici ognuna a modo loro. Meglio in bici. E non c’è nemmeno bisogno di scomodare argomentazioni ambientaliste o filosofiche sul piacere del pedalare. Bastano le facce.
Dal 19 gennaio sono comparsi a Firenze tre totem conta bici: in Lavagnini/Santa Caterina, Teatro del Maggio e Lungarno Vespucci/ponte Vespucci. Sono strumenti, già ampiamente presenti in Europa, che misurano il numero delle bici transitanti sulle piste ciclabili. Avere contezza del numero serve a capire l’uso reale delle piste e a svelare l’equivoco che non vengono usate. Vespucci è la più transitata con punte di 2700 passaggi giornalieri. L’altro pomeriggio io sono stato il 746°. L’anno scorso erano già stati sistemati dei sensori su altre piste ciclabili. Toselli ha avuto nel mese di dicembre in media 1000 passaggi giornalieri. Dati incoraggianti.
L’impresa dei Mille di Toselli è l’inizio di un Tour Rivoluzionario che non può che essere un buon inizio verso Firenze Capitale d’Italia della bicicletta.
(*) Questo testo è una libera elaborazione del capitolo “Facce” del mio libro “Virtour Capitali – in bici per l’Europa tra città fiumi e miraggi” – Ed. I Libri di Mompracem
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