Semaforo pedonale a chiamata
Ho scelto di non credere a Dio per colpa di Stanlio e Ollio. Anche se loro in realtá non hanno proprio nessuna colpa. E poi si puó parlare di colpa oppure di merito?
Frequentavo le elementari alla ex scuola (ora ufficio ASL) intitolata a certo Procacci in via Chiantigiana 37. Gli anni sessanta avevano appena finito di correre. Io no peró. Ho continuato a correre anche negli anni settanta. E anche oltre la loro corsa. E cosí di decennio in decennio. Allora facevo proprio tutto correndo. E quando ero stanco mi mettevo a sedere sulla sella di una bici. Oggi invece faccio tutto pedalando.
A 7 anni andavo giá a scuola a piedi da solo. La mamma mi ha accompagnato sul seggiolino della sua bici solo in prima elementare. Purtroppo solo in quinta elementare ho avuto l’autorizzazione per andarci in bici da solo.
Il mio rispetto per il Codice della strada era encomiabile. Pur facendo il tragitto casa-scuola-casa a piedi rispettavo i sensi di marcia dei veicoli. Via del Paradiso – Ripoli – Badia a Ripoli – Chiantigiana all’andata. Chiantigiana – San Marcellino – Paradiso al ritorno.
Un giorno davanti a scuola comparve un attrezzo strano: un semaforo pedonale attivo solo pigiando un pulsantone sistemato sulla palina. L’accensione della luce verde pedonale non era immediata al pigiar di pulsante a differenza della nostra rabbia all’uscita di scuola che invece era più che immediata. Solo i più audaci si avventuravano con il rosso. Io no. Aspettavo diligentemente il verde. Il sabato no. Il sabato dovevo correre lesto a casa. Di corsa perché alle 12.50 iniziava alla TV il mio programma preferito: oggi le comiche. E di corsa veloce perché l’uscita da scuola era alle 12.30. Non c’era tempo da perdere.
Ero a casa quel giorno delle vacanze di Pasqua. Quel sabato non c’era bisogno di correre. Stavo davanti alla TV già dalle 12.00. I minuti passavano e l’agitazione saliva. Non vedevo l’ora di fare quelle che ancora oggi posso considerare le più belle risate della mia vita. E il merito è tutto loro, di quei fantastici due: Stanlio e Ollio. Charlot, Buster Keaton, Harold Lloyd non mi facevano ridere affatto. Charlot soprattutto, anzi mi stava pure antipatichino.
I minuti passavano anche oltre le 12.50 e niente, le comiche non c’erano. A un certo punto compare sullo schermo una presentatrice che annuncia solennemente che le comiche oggi non andranno in onda per rispetto della Santa Pasqua.
Nooooo. Dolore, brivido, raccapriccio. Non ci volevo proprio credere che potesse essere possibile una cattiveria simile. Ma avranno avvertito Dio? Per ingannarlo gli avranno fatto una proiezione privata? Ma quanta gente che c’é che parla e sceglie per lui?
Quante domande. Io, però, avevo bisogno di certezze. E l’unica certezza era che io non potevo vedere Stanlio e Ollio.
E fu così che quel giorno decisi che quel Dio che mi impediva di ridere per Stanlio e Ollio non faceva per me. In cuor mio so che é andata proprio così. Avevo 10 anni.
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