Guarire dalla vita
Dal punto di vista strettamente lessicale, secondo la Treccani, un farmaco è una sostanza, inorganica o organica, naturale o sintetica, capace di produrre in un organismo vivente modificazioni funzionali, utili o dannose, mediante un’azione chimica, fisico-chimica o fisica. Nell’uso comune si attribuisce al termine farmaco il medesimo significato del termine medicamento, che invece indica i soli farmaci diretti a ricondurre alla norma una funzione patologicamente alterata o a favorire i processi riparativi di una lesione.
Essendo medicamento un termine ormai obsoleto, nella quotidianità si utilizza solamente il termine farmaco, attribuendogli, di fatto, solo valenza positiva. Il farmaco nell’immaginario collettivo è ciò che permette di guarire, o di accelerare un processo di guarigione. Chi ha la sventura di doversi confrontare con patologie complesse sa che i farmaci, talvolta, non portano alla guarigione, ma servono comunque ad alleviare le sofferenze, a rallentare il decorso o a limitare i sintomi, mantenendo quell’aura di positività al termine.
È un fatto di questi giorni che una donna toscana, affetta da una grave malattia degenerativa, dopo due anni di lotte con la burocrazia, è riuscita ad ottenere un dispositivo per il suicidio assistito azionabile con il movimento delle pupille.
Nel riportare la notizia, i media hanno ampiamente utilizzato il termine farmaco per indicare la sostanza che il dispositivo, messo a punto dal CNR, ha permesso a Libera (nome di fantasia, ma evocativo) di procurarsi la morte.
Se nell’accezione comune un farmaco serve per agire su stati patologici, al fine di ristabilire lo stato di salute, come può essere comunemente percepito l’utilizzo del termine farmaco riferito ad una sostanza che, una volta somministrata, porta alla morte?
A livello lessicale si è visto poco sopra che un veleno è a tutti gli effetti un farmaco, ma si può conciliare la valenza positiva attribuita al termine con il fatto che in questo caso specifico il farmaco è stato somministrato per morire, anzi riflettendo aiuta a comprendere, in parte, la situazione tragica di Libera.
Quando l’esistenza si riduce ad essere solo sofferenza fisica e psicologica, la vita diventa malattia e la morte diventa guarigione.
Il farmaco che induce la morte, in questo caso, guarisce dalla malattia della vita.
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