Hanta(ni)virus
Arriva la bella stagione e, come da consolidata tradizione italica, ai tormentoni musicali estivi si affianca anche il virus estivo.
Quest’anno i trend setter e gli onnipresenti influencer ci fanno sapere che, mentre sul fronte del tormentone musicale non si sa ancora se il dominio sarà di Annalisa o di qualche analogo clone, sul fronte pandemico possiamo già segnalare che sarà l’estate dell’Hantavirus.
Visto il crescente interesse (o, forse, è meglio dire allarmismo) dei media per l’argomento, il Ministero della Salute ha diffuso una circolare esplicativa sul virus del momento.
L’occasione è ghiotta per darci un’occhiata e farci un paio di riflessioni (non altrettanto serie).
Che cos’è l’Hantavirus?
«È un virus zoonotico a Rna, responsabile di malattie potenzialmente gravi e letali».
Fino a qui nulla di nuovo; anche l’influenza comune rientra in questa definizione. Per poco non ci rientra anche la cucina di mia suocera, che notoriamente è anch’essa responsabile di malattie gravi o letali.
«Il virus viene trasmesso alle persone dai roditori, soprattutto tramite inalazione di particelle contaminate provenienti da urina, feci o saliva.»
Qui la faccenda si complica.
Il Ministero, tra le righe, invita a smettere di sniffare deiezioni di topo o ad andare in giro a slinguarsi le nutrie.
Ma un povero cristo che lavora tutta la settimana, non può concedersi qualche svago nel week end?
Inalare un po’ di urina di topo, che è sempre stato un passatempo diffuso in ampie fasce della popolazione, diventata improvvisamente una pratica sconsigliata.
Si stava meglio quando si stava peggio.
«Può comportare sindrome cardiopolmonare, infezioni e febbre emorragica con sindrome renale».
E capirai… qualunque maschio adulto con temperatura superiore a 37.2° manifesta sintomatologie compatibili.
Come è stato classificato il rischio?
«Attualmente L’OMS valuta come basso il rischio per la popolazione mondiale, ma moderato quello per i passeggeri e l’equipaggio della nave Mv Hondius».
Come dire… se siete un sottocuoco (che vi chiamiate Giovannone o meno) sulla nave da crociera più sfigata dopo la Nave dei Dannati dei Pirati dei Caraibi, allora qualche possibilità di contagio l’avete. In caso contrario, se andate a mezzogiorno di un qualunque sabato mattina a fare la spesa in un supermercato qualsiasi, rischiate di tornare a casa con una mezza dozzina di virus, ma non quello del momento.
Da questi dettagli si può comprendere che l’Hantavirus è un virus tutt’altro che inclusivo, quindi poco politically correct.
Quali sono le misure raccomandate?
Incuranti delle inevitabili ironie sulle infelici scelte terminologiche, gli esperti del Ministero precisano «La quarantena fiduciaria per sei settimane: il paziente dovrà utilizzare una stanza propria, mantenere una distanza di almeno due metri dai membri della famiglia, non utilizzare le stesse stoviglie, aprire le finestre per garantire la ventilazione».
Chiunque abbia in famiglia un figlio adolescente o un parente che svolge lavori di fatica, è abituato a osservare buona parte delle medesime precauzioni da sempre (e non solo in estate). Magari non utilizzare le medesime stoviglie può rappresentare un sacrificio per chi i pasti è abituato a consumarli con gli altri familiari in un unico trogolo, ma la statistica rassicura che non dovrebbe essere una percentuale rilevante della popolazione.
Si può uscire durante la quarantena? «È possibile uscire per preservare la salute mentale e il benessere indossando una mascherina resistente ai liquidi ed evitando gli assembramenti».
Questa precisazione ha una quantità di sottintesi che meriterebbe approfondimenti adeguati. Resta comunque un dubbio circa l’interpretazione di questa formulazione. Secondo il Ministero, la permanenza in casa comporta la perdita della salute mentale oppure l’unica possibile motivazione per uscire è che ci si debba recare alla periodica visita con il proprio psicanalista?
Ai quarantenati smaniosi di preservare la salute mentale l’onere di chiarire il dubbio interpretativo.
Chi stabilisce la quarantena? E per quanto tempo?
«Le Regioni, le Province autonome e le aziende sanitarie in caso di riscontro di contatti ad alto rischio avvieranno la sorveglianza attiva quotidiana della persona esposta per i 42 giorni successivi all’esposizione».
Tre diversi Enti che giocheranno a scaricabarile per decidere chi-deve-fare-cosa. Il rischio che la burocrazia trasformi la quarantena in un ergastolo è concreto.
Quante sono oggi le persone in quarantena obbligatoria in Italia?
«Al momento sono due, ovvero i due marittimi residenti a Torre del Greco e a Villa San Giovanni. Per i quali i comuni di residenza hanno emesso apposita ordinanza per 45 giorni di quarantena obbligatoria. Sono invece in isolamento un cittadino sudafricano a Padova (i cui test ematici sono risultati negativi, come stabilito dagli esami effettuati dall’Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma) e una donna in Toscana».
Non si può fare a meno di apprezzare l’italica granitica solidità normativa. Si era detto poche righe fa che le Regioni, le Province autonome e le aziende sanitarie sono gli enti preposti a garantire l’eterna carcerazione dell’appestato, quindi è perfettamente logico che i primi due infettati siano stati quarantenati da altri enti (i rispettivi comuni di residenza), senza coinvolgimento dei tre suddetti.
Qualquadra non cosa.
Cosa deve fare il paziente?
«Il paziente deve fare automonitoraggio passivo di febbre, mialgie, cefalea, affaticamento, sintomi gastrointestinali o respiratori, fino a 42 giorni dall’ultima esposizione; comunicare la comparsa dei sintomi ed eventualmente isolarsi; sottoporsi a valutazione medica e test».
Trattandosi di una sintomatologia che interessa ogni lunedì mattina la maggior parte della popolazione in età lavorativa, i moduli per la comunicazione della comparsa dei sintomi è lecito aspettarsi che saranno precompilati, con le relative voci già spuntate, solo da firmare.
Resta da capire se si dovrà dare comunicazione della sintomatologia anche nei lunedì successivi al quarantaduesimo giorno dall’ultima esposizione.
Come può avvenire il contagio?
«Una persona può essere esposta a un possibile contagio se è stata a contatto con un caso confermato o probabile di Hantavirus durante il periodo di contagiosità. Bisogna cioè essere venuti a contatto fisico diretto ed essere stati entro i due metri per oltre 15 minuti, in spazi chiusi o condivisi, oppure aver avuto contatto con secrezioni respiratorie, saliva, sangue o altri fluidi corporei».
La precisazione, per quanto difficilmente equivocabile, non sarà di ostacolo alle fantasiose interpretazioni degli ipocondriaci e dei conduttori dei programmi televisivi più trash, che costruiranno sul “probabile” devastanti scenari sanitari con i quali deliziarci per le prossime settimane.
Alla luce delle precisazioni del Ministero, è lecito lasciarsi andare a un cauto ottimismo, ma solo per quanto concerne l’Hantavirus. Nell’estate ormai alle porte non saremo vittime di una nuova pandemia, ma di Annalisa o di qualche analogo clone sì.
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