Il diamante insanguinato
Mi voglio concedere una divagazione, proprio oggi… 4 marzo… e per onorare la memoria del grande Lucio, bolognese doc, mi sono letto un giallo di un suo concittadino: Loriano Macchiavelli… siamo o non siamo cugini d’Appennino?
La scena si apre su un campo da baseball di quelli di periferia, un po’ scalcinati e soprattutto frequentati da quell’umanità pressoché diseredata, ai margini della società, soffocata dai vizi dei ricchi. Un’umanità stentata che per sopravvivere si attacca allo sport e ai suoi beniamini. Proprio uno di questi, un italo-americano, Rocco Logiudice, viene trovato morto nello spogliatoio, chiuso dal di dentro, con la testa fracassata – ma guarda mo ben!- da una mazza da baseball.
E per l’appunto, sugli spalti, proprio in quella circostanza, c’è “Sarti Antonio, sergente” che inizia la sua sporca indagine. Sporca perché quasi da subito ci si rende conto che in questo spaccato di poveracci, due classici fattori la fanno da protagonista: la droga ed il denaro.
L’indagine si sviluppa con una serie di piccoli colpi di scena e attraverso l’analisi psicologica dei personaggi; fra questi un ragazzino, Stecco, introverso e pericolosamente vicino a diventare un teppistello, al quale il commissario si attacca affettuosamente.
La storia è piacevole e scritta bene, con quell’umorismo sarcastico caratteristico della terra felsinea, col quale si riesce anche a parlare di temi sociali impegnativi come: emarginazione, povertà, analfabetismo. C’è pure il tempo di dare uno sguardo sui rapporti fra genitori e figli, in quel passaggio sempre periglioso fra adolescenza e maturità.
Da leggere… in piazza Grande…
Edizione commentata
Loriano Macchiavelli, Sarti Antonio e il “diamante” insanguinato, Edizioni Sonda Srl, Torino, 1994.
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