Fantômas
Nel 1911 due giornalisti parigini, Pierre Souvestre e Marcel Allain, creano il personaggio di Fantômas, un criminale spietato e cinico, abilissimo in travestimenti impossibili. All’epoca e per molti anni a seguire, in fondo ai giornali si trovavano alcune pagine dedicate ai feuilleton, romanzi di avventura e di intrigo poliziesco, che venivano appunto centellinati e distribuiti in diverse uscite.
Fantômas fu un successo eccezionale! Talmente eccezionale che pochi anni dopo la Gaumont (casa di produzione cinematografica francese) decise di far uscire una serie di film dedicati al personaggio (ben 21 episodi).
Un bel po’ di tempo dopo, l’anno 1964 vede l’uscita nelle sale italiane di Fantômas 70, con Louis de Funès e Jean Marais. Un successo enorme al botteghino! Ed è da quella visione “paurosissima”, per un bambinetto di dieci anni, che la figura del criminale si è confitta nel mio cervello (geniale la trovata della calza maglia sul volto che rende l’aspetto androgino e misteriosamente terrificante).
Chissà poi perché, dopo così tanti anni intendo, mi è venuto voglia di leggere il libro. Nella lettura però c’era inevitabilmente il pregresso di quell’ottimo film d’azione, con tanta suspense e con la caratterizzazione del commissario Juve fatta da uno straordinario de Funès!
E il confronto è stato spietato: Il libro è di un altro livello. Purtroppo, a parer mio, molto più basso.
Scritto sicuramente bene, con belle descrizioni della campagna francese e dei luoghi dove si svolgono gli avvenimenti, ma con farraginosità per quel che riguarda lo sviluppo della storia. Gli avvenimenti si svolgono in maniera paratattica senza quasi nessun legame fra di sé, costruendo una trama lineare molto molto semplice. I travestimenti del criminale sono sempre un po’ grotteschi ed in molti casi, più che il travestimento fatto bene, è l’ingenuità delle persone che permette a Fantômas di non essere mai scoperto. La figura del commissario Juve è poi completamente diversa: tipo integerrimo, calcolatore, un segugio spietato e implacabile. Privo di qualsiasi vena comica.
I colpi di scena sono più o meno assenti dato che risulta abbastanza prevedibile il succedersi degli eventi. Il finale invece è una delle parti meglio riuscite: la descrizione del processo e l’inevitabile condanna a morte del criminale… se non fosse che… l’ultima magia di Fantômas la si capisce trenta pagine prima!
Quindi e per concludere bruttino e deludente. E non l’ho giudicato negativamente solo io, tant’è che Marcel Allain, allora ottant’enne, quando vide il film, lo trovò talmente lontano dalla sua creazione letteraria, che intentò causa alla casa di produzione. Non ebbe però alcuna soddisfazione giuridica poiché morì prima della fine del processo.
Edizione commentata
Pierre Souvestre, Marcel Allain, Fantômas, Oscar Mondadori, Milano, 2001
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