La metà che nessuno vuole
“A chi sta? Mi dica.”
“A me, grazie. Del pane… guardi, va bene quello lì già tagliato.”
Io non ci riesco, è più forte di me. Quando sono al panificio e vedo sullo scaffale un pezzetto di pane già tagliato, devo prendere quello! Mi sembra uno spreco. Chissà poi perché? In realtà è sprecato anche quello intero accanto, se non lo vendono. Ma dentro di me sono convinta che quello tagliato lo venderanno con più difficoltà. Che rimarrà lì, a fine giornata, solo, a pensare che poteva essere con l’altra metà. Che qualcuno ha rinunciato a lui per pochi spiccioli in più. Eppure sarebbe stato un “di più”. O magari avrebbe rappresentato quel “di più” che amplifica il “di meno”… l’assenza di qualcuno…
Insomma, mi fa tristezza e io me lo porto a casa.
L’altra mattina l’ho fatto e ho pensato che era un gesto da Aleksandra Michajlovna, il personaggio che porterò in scena il prossimo fine settimana nello spettacolo “NN”, tratto dal romanzo Netočka Nezvanova di Dostoevskij.
Mi succede sempre, quando deve nascere un nuovo personaggio, di arrivare a una specie di incontro inconscio tra me e questa nuova creatura che vuole prendere vita. Certe volte è amore a prima vista, altre sento tutta la difficoltà di vedere una donna tanto diversa da me. C’è sempre un momento in cui accade questo “tocco”, quando sento che le due anime in qualche modo si sono sfiorate, hanno iniziato a prendere l’una dall’altra. Hanno finito di osservarsi e adesso si fondono, trovando una comunione d’intenti.
I personaggi che ho avuto la fortuna di far vivere mi hanno fatto regali incredibili: coraggio, leggerezza, forza, bellezza, humour, tenerezza… Quello che sono è frutto di ognuno di loro.
E adesso aspetto con ansia Aleksandra. Che forse, per la prima volta, ho scelto io, con infinito amore.
Stiamo lavorando da quasi un anno, insieme ai miei compagni del Centro di Teatro Internazionale, su questo meraviglioso romanzo incompiuto di Dostoevskij, Netočka Nezvanova, che la nostra regista Olga Melnik ha scelto per noi come nuova produzione. L’abbiamo letto con attenzione, abbiamo dibattuto; su ogni personaggio abbiamo immaginato particolari e sfumature per riuscire a rendere, in un gesto o in una battuta, una vita intera. Nei romanzi di Dostoevskij niente è per caso, dice sempre Olga.
E non per caso portiamo in scena, nel nostro piccolo SPAZIO CTI, questo fine settimana, “NN”, che per noi italiani dà subito l’idea del senza nome, senza un’identità.
Pirandello, in Uno, nessuno e centomila, dice: “Nessun nome (…) Se il nome è la cosa; se un nome è in noi il concetto d’ogni cosa posta fuori di noi; e senza un nome non si ha il concetto, e la cosa resta in noi come cieca, non distinta e non definita”. E così è anche per la nostra protagonista, una “piccola nullità”, come la chiama la propria mamma, “Netočka” in russo. Un’anima senza nome, senza voce, senza dignità, che viene buttata là, nei pertugi che la vita le concede per esistere.
Netočka passa da una famiglia all’altra: usata, abusata, dimenticata. Eppure lei si innamora di tutto! Del patrigno, musicista fallito; della piccola Katja, la viziata figlia del Principe, che vive dentro il palazzo con le tende rosse… il miraggio del paradiso. Ma nessuno si innamora di lei…
Finché non incontra Aleksandra, la prima persona che le darà amore, si prodigherà per educarla e le darà un nome: Anna! Con lei Netočka trova la sua voce, la sua forza per affrontare la vita.
Lo sguardo di Aleksandra su Anna è il mio sguardo, quello con cui guardo i miei figli. Creature bellissime, che ho accolto e che ho avuto la fortuna di vedere sbocciare alla vita. E l’amore vicendevole che dà forza, che cambia tutto, è proprio quel tipo di amore che sperimento ogni giorno. Per tante altre cose io e Aleksandra siamo profondamente diverse… chissà se sapremo fonderci l’una nell’altra per regalarci “un attimo di beatitudine”.
Affetto il pane, lo condisco con olio e sale e chiamo mia figlia a fare merenda. Chissà se anche l’altra metà del filoncino è già stato sbocconcellato in un giardino in attesa della cena oppure è stato portato a casa di una persona anziana dopo le solite raccomandazioni “Non troppo mollicone per favore, ben cotto… e non tanto! Me ne basta un pezzetto! Sennò poi si spreca e sprecare il pane è peccato!”. Adesso mi sembra che non sia più una mancanza: segna la condivisione di un gesto d’amore. Un’attenzione.
Del resto il pane è sempre un gesto d’amore.
Valentina Schiavi
Lo spettacolo:
tratto da tratto da Fëdor Dostoevskij
Regia di Olga Melnik
26, 27, 28 febbraio ore 21.00 e 1 marzo ore 16.00
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