La targa
Vigata, anni ’40, don Emanuele Persico, novantaseienne squadrista della primissima ora, muore per un colpo al cuore provocato da un alterco con uno dei pochi antifascisti del posto. Il consiglio comunale, composto da molti amici e camerati del defunto, decide quindi di dedicargli una targa commemorativa.
A questo punto si innesca la vena ironica di Camilleri che ci propone una serie di ironici quadri dovuti alla difficoltà di trovare un giusto titolo da inserire sulla targa. Pretesto letterario per confermare, se ce ne fosse stato bisogno, della passione antifascista dell’autore, che qui si muove sarcastica come non mai. Il dileggio velato della ottusità dei camerati è un esercizio grammaticale perfettamente riuscito. Non manca nel racconto, l’uso abbondante, a volte però davvero incomprensibile, della lingua siciliana le cui sonorità rimandano a questa terra difficile ma affascinante. Ne si fanno mancare le figure femminili, qui impersonate dalla giovanissima vedova del Persico, ‘na biddrizza venticinquina da togliere il fiato.
Il breve racconto in esame, a mio parere, non è fra quelli da considerare fra i più riusciti, ma trattiene tutti i colori di Camilleri e si legge con piacere.
Edizione commentata
Andrea Camilleri, La targa, Rizzoli Editore, Milano, 2016
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