Laudato si’, frate sole: da Francesco d’Assisi alla rivoluzione del fotovoltaico
Ottocento anni fa, un uomo malato e quasi cieco dettava in un convento umbro le parole di uno dei testi più straordinari mai scritti in lingua italiana. Il Cantico delle Creature di Francesco d’Assisi non era una poesia qualunque: era una dichiarazione d’amore totale verso il creato, una visione del mondo in cui ogni elemento della natura è fratello e sorella, compagno di viaggio sulla Terra.
Il primo a essere chiamato in causa è lui: frate sole. Il più potente, il più generoso, il più inaccessibile dei nostri vicini cosmici. Francesco lo cantava con meraviglia mistica; oggi la scienza lo studia con urgenza pragmatica. E il cerchio si può chiudere in modo sorprendente.
Mancuso e la poesia della natura
È partito proprio da questa intuizione il botanico e neuroscienziato Stefano Mancuso nel suo recente libro Il cantico della terra (Editori Laterza, 2025), presentato di recente a Bagno a Ripoli nell’ambito della rassegna culturale “Visioni d’autore”. In ogni strofa del testo di Francesco, Mancuso trova lo spunto per raccontare come frate sole, sora luna, frate vento, e sora acqua rendono possibile l’esistenza della vita e ne proteggono i destini.
La tesi è netta: il Cantico delle Creature è il primo testo di ecologia profonda. Rileggerlo oggi alla luce delle scoperte della scienza lo rende un testo profetico che dovrebbe indicare la direzione della nostra specie.
Parole che suonano profetiche anche in senso tecnico, perché proprio mentre Mancuso parlava di frate sole, la scienza stava abbattendo un muro che sembrava invalicabile.
Il muro che non doveva cadere
Per decenni, i fisici hanno convissuto con un limite preciso e frustrante: il cosiddetto limite di Shockley-Queisser. Una barriera che fissa il rendimento massimo teorico di una singola cella in silicio intorno al 33%. Andare oltre, con le tecnologie convenzionali, non era considerato realistico.
In parole semplici: due terzi dell’energia del sole che colpisce un pannello solare vengono sprecati. Messer frate sole elargisce la sua abbondanza, ma noi riusciamo a raccoglierne solo una piccola parte.
Poi è arrivata la possibile svolta. La strategia adottata dai ricercatori prevede l’impiego di complessi metallici a base di molibdeno che agiscono come “moltiplicatori” di particelle: un singolo fotone ad alta energia viene convertito in due eccitoni a bassa energia, raddoppiando di fatto la corrente potenziale estraibile dal dispositivo. È come se, invece di perdere l’eccesso d’energia sotto forma di calore, il pannello imparasse a spezzare ogni raggio di sole in due doni distinti.
Grazie a questo sistema, è stato possibile raggiungere un’efficienza di conversione del 130%. Parlare di efficienza superiore al 100% può sembrare paradossale, ma non viola le leggi della fisica: non si crea energia dal nulla, si riducono gli sprechi e si ottimizza il processo.
Un futuro ancora da scrivere
Non si tratta di un miglioramento marginale o di un aggiustamento incrementale: il potenziale è quello di raddoppiare la produzione elettrica a parità di superficie installata. Un dato che, se confermato su scala industriale, potrebbe cambiare radicalmente i calcoli economici e logistici legati al fotovoltaico.
In contesti urbani, dove la superficie utile è particolarmente limitata, un raddoppio della resa significherebbe poter coprire fabbisogni energetici oggi impensabili con il solo fotovoltaico.
La tecnologia è ancora agli albori, con sfide di scalabilità e stabilità da superare. Ma la direzione è tracciata.
Francesco d’Assisi cantava frate sole chiamandolo “bellu e radiante cum grande splendore”. Forse non immaginava che, otto secoli dopo, quegli stessi raggi avrebbero potuto scaldarci, illuminarci e muovere le nostre città. Ma forse sì: chi impara ad amare davvero qualcosa, prima o poi trova anche il modo di rispettarlo fino in fondo. E rispettare la natura, oggi, significa imparare finalmente a non sprecarne i doni.
Per approfondire
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Editori Laterza – Il cantico della terra Stefano Mancuso
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