Oceani
David Doubilet è un fotografo e subacqueo statunitense che ha dedicato tutta la vita a documentare la natura, principalmente sottomarina. Ha iniziato a dodici anni a riprendere la vita subacquea con una macchina fotografica protetta da un sacchetto di gomma e da allora non ha più smesso. Nella sua lunga carriera ha sperimentato e affinato tecniche straordinarie, realizzando immagini talmente belle da sembrare irreali. Ha inventato addirittura una tecnica specifica per realizzare scatti a metà fra il sopra e il sotto il pelo dell’acqua, cosiddetta “under/over”.
In questi giorni le sue opere sono in mostra a Firenze, nella splendida Villa Bardini, e visitandola si può entrare per un breve periodo in un mondo a noi normalmente precluso. Le magnifiche riproduzioni sono suddivise in varie sezioni, contraddistinte dalla contrapposizione di ambienti, come appunto “under/over”, “cold/warm”, “day/night”. Accostamenti non solo estetici, ma narrativi, dal grande al piccolo, dal tenero al pauroso, estremi racchiusi in una complessità seducente.
L’autore ci mostra però un’altra contrapposizione, che potremmo chiamare “before/after”, ovvero prima e dopo la devastazione provocata dall’attività dell’uomo. Inquinamento e surriscaldamento hanno provocato danni terribili, impietosamente documentati da scatti degli stessi luoghi a distanza di venti anni. Sbiancamento dei coralli, isole di rifiuti di plastica, scioglimento dei ghiacciai sono solo alcuni degli effetti che la cosiddetta civilizzazione ha provocato ad ambienti formatisi in milioni di anni di equilibri fragili, ma eccezionalmente fecondi.
Doubilet ci lancia però un segnale di speranza, documentando l’opera di scienziati, ricercatori e appassionati che tentano di restituire vita alle barriere distrutte, impiantando specie di polipi più resistenti e resilienti capaci di rigenerare questi mondi sottomarini.
Ma come quegli scienziati tutti noi possiamo agire, subito: quei luoghi non sono lontani né astratti, sono il riflesso di scelte quotidiane, di un modello di sviluppo che ha già mostrato il suo conto. Guardare altrove, oggi, non è più possibile. Non perché manchi l’alternativa, ma perché ormai conosciamo il prezzo dell’indifferenza.

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