Odio Veltroni, ma anche no!
Sono triste perché anche quest’anno a Carnevale non mi sono vestito da giornalaio. Forse perché ancora non ho trovato il modo migliore per rendere omaggio a questo magnifico mestiere. O forse perché non posso vestirmi per un giorno, e per giunta per gioco, dei panni del lavoro che avrei voluto fare da grande. Si proprio così, da grande avrei voluto fare il giornalaio. Prima veniva anche considerata una fonte di reddito sicura. Oggi, purtroppo, chiudono. Tra gli altri, ultimamente anche quello di via San Niccolò. La prima edicola non si scorda mai e, fortunatamente, la mia prima edicola gode di ottima salute. Si tratta di quella in piazza Bartali, già piazza del Bandino.
La mia prima sorgente di cultura è stata l’edicola. Praticamente il reparto maternità dove è nato il mio gusto di leggere. Poi è arrivata la scuola, ma i professori a differenza dei giornalai non mi hanno mai stimolato particolari curiosità verso l’approfondimento culturale. Tornavo a casa e, invece di fare i compiti, andavo dal giornalaio. Ho seguito, da vero e proprio autodidatta, un percorso di studi alternativo a quello scolastico istituzionale. Tutto è cominciato con il Corriere dei ragazzi per proseguire con le figurine Panini dei calciatori, il Monello, l’Intrepido, il Comandante Mark e l’insuperabile (per me, naturalmente) Ken Parker. Poi sono passato ai quotidiani, in particolare Paese Sera e poi Repubblica, ed ai settimanali di approfondimento. Nel mio personale si sistema solare della cultura al centro c’è sempre stata l’edicola.
In questa mia attività da topo di Edicola ho incrociato varie volte Walter Veltroni. Sul quotidiano Paese Sera dove, giovanissimo, teneva una rubrica di critica del sistema televisivo. Sul Venerdì di Repubblica per la rubrica di critica cinematografica dal titolo “Certi piccoli amori”. Soprattutto però nel quotidiano l’Unità. Era un vero piacere leggere l’Unità diretta da Walter Veltroni. In quel periodo però Veltroni ha generato un equivoco in tanti di noi. E cioè c’ha fatto credere che bastasse collezionare le figurine Panini, citare delle canzoni, aver letto qualche libro e aver visto qualche film, sostanzialmente quindi una cultura da edicola, per sentirsi degli intellettuali. Odio Veltroni per avermi illuso. L’illusione però, ammesso e non concesso che ci sia stata veramente, è durata poco. Dopo c’è rimasta ancor di più la voglia di arricchire il mio giornalaio preferito, che oggi è quello di piazza S.Spirito.
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