Ponte Nencioni: un nuovo attraversamento sull’Arno tra speranza e riflessione ambientale
Firenze, 30 maggio 2026: dopo quasi cinquant’anni, la città torna ad attraversare l’Arno su un ponte nuovo di zecca.
Un evento storico (con le sue contraddizioni)
Sabato mattina, in una Firenze calda e luminosa, la sindaca Sara Funaro ha tagliato il nastro del Ponte Caterina e Nadia Nencioni, la nuova infrastruttura che collega Bellariva al Parco dell’Antonella e al quartiere Gavinana, nella zona sud-est della città. Circa un migliaio di persone ha partecipato alla passeggiata inaugurale, attraversando a piedi quello che è, a tutti gli effetti, il primo nuovo ponte carrabile sull’Arno dopo quasi mezzo secolo.

L’opera, lunga circa 180 metri, con una pila in Arno e due campate, è stata realizzata nell’ambito del progetto della nuova linea tranviaria 3.2.1 Libertà-Bagno a Ripoli. Il ponte nella sua configurazione definitiva ospiterà tre corsie veicolari (due in una direzione e una nell’altra) e due percorsi ciclopedonali, uno per ciascun senso di marcia. Per ora è aperto in assetto provvisorio: due corsie, una per senso, e un solo percorso pedo-ciclabile sul lato del Viadotto Marco Polo. I lavori di completamento sono attesi per ottobre.
L’intitolazione a Caterina e Nadia Nencioni, le due sorelline uccise nella strage mafiosa di via dei Georgofili del 27 maggio 1993, aggiunge a questa inaugurazione una dimensione di memoria civica che va ben oltre la mobilità.

Ma è proprio sulla mobilità e sull’ambiente che vogliamo riflettere oggi.
Perché questo ponte può fare bene all’ambiente
1. Meno traffico sui ponti storici = meno congestione = meno emissioni
Il Ponte da Verrazzano, fino a ieri l’unico attraversamento nella zona est della città, era costantemente sotto pressione nelle ore di punta. Un secondo collegamento in quest’area redistribuisce i flussi veicolari: meno code, motori accesi per meno tempo, meno emissioni di CO₂, NOₓ e polveri sottili.
È un principio semplice che vale per ogni infrastruttura viaria: la congestione è nemica dell’ambiente. Un’auto ferma in coda consuma carburante e inquina più di un’auto in movimento regolare.
2. Libera il Ponte da Verrazzano per la tranvia
Questo è probabilmente il beneficio ambientale più rilevante a lungo termine. Entro fine 2026, il Ponte da Verrazzano dovrà ospitare i binari della nuova linea tranviaria per Bagno a Ripoli. Senza il Ponte Nencioni, questo sarebbe stato impossibile, a meno ovviamente di chiudere il collegamento stradale tra le due sponde.
Le stime ufficiali parlano di una riduzione di 9.000 veicoli al giorno in circolazione grazie alla nuova linea tranviaria. Una tranvia elettrica che percorre quasi metà del tracciato a batteria (senza pali né cavi aerei) è un tassello concreto di decarbonizzazione urbana.
3. Le piste ciclopedonali: mobilità attiva integrata
La presenza di due percorsi ciclopedonali, uno per senso di marcia, non è un dettaglio. Significa che chi va in bicicletta o a piedi tra Bellariva e il Parco dell’Anconella non è più costretto a condividere lo spazio con il traffico veicolare su ponti storici pensati per tutt’altre epoche. Vuol dire meno auto per spostamenti brevi, meno emissioni, meno rumore, più salute pubblica.
Un attraversamento pedonale e ciclabile sicuro è uno degli strumenti più efficaci, e meno costosi, per spostare modal share (termine tecnico che significa la percentuale di persone che utilizza una modalità di trasporto, ad es. l’auto) verso la mobilità attiva (a piedi o in bicicletta).
4. Riqualificazione urbana e verde: la città respirerà meglio
Il progetto non si limita all’infrastruttura. Attorno al ponte sono previste nuove fasce alberate, aree picnic, sedute, spazi di aggregazione, e la riqualificazione del viale principale del Parco dell’Antonella con materiali a basso impatto. È previsto anche uno skate park nell’area dell’Albereta, al posto di un vecchio campo da tennis in disuso.
Più alberi, più spazi verdi fruibili, meno cemento abbandonato: l’impatto ambientale locale (qualità dell’aria, isole di calore, biodiversità urbana) non è trascurabile.
Le ombre: le contraddizioni da non ignorare
Sarebbe disonesto presentare un nuovo ponte a tre corsie veicolari come una misura puramente ecologica. Ci sono aspetti critici che meritano attenzione.
1. Il paradosso dell’induzione della domanda
La ricerca in pianificazione dei trasporti ha documentato ampiamente il cosiddetto induced demand: aggiungere capacità stradale tende a generare nuovo traffico veicolare, non solo a redistribuire quello esistente. Un terzo ponte sull’Arno in zona est potrebbe, nel tempo, attirare più auto verso quest’area della città, vanificando in parte i benefici di decongestione iniziali.
L’equilibrio dipenderà molto da come evolverà la rete di trasporto pubblico e da quali politiche di gestione della mobilità adotterà il Comune nei prossimi anni.
2. Tre corsie auto su cinque totali: il segnale che si manda
Un’infrastruttura comunica priorità. Tre corsie per le automobili, contro due percorsi ciclopedonali, riflette ancora una gerarchia della mobilità in cui il veicolo privato occupa la maggior parte dello spazio fisico. In una città che ambisce a essere più sostenibile, c’è chi avrebbe preferito proporzioni diverse.
3. L’impatto della costruzione
Non va dimenticato che ogni opera infrastrutturale ha un costo ambientale in fase di cantiere: cemento, acciaio, movimenti terra, emissioni dei macchinari. Il bilancio ambientale complessivo dipende da quanto rapidamente i benefici operativi compensano questo debito iniziale.
Riflessione finale: un passo, non un traguardo
Il Ponte Nencioni è un’opera attesa, necessaria e nel complesso orientata nella direzione giusta. La sua ragion d’essere è la tranvia, e la tranvia è mobilità sostenibile. Le piste ciclopedonali bilaterali sono un segnale di attenzione alla mobilità attiva non scontato per un ponte “di scorrimento”. La riqualificazione verde dell’area circostante è un contributo reale alla vivibilità urbana.
Ma un ponte non è una politica ambientale. Lo diventa quando si inserisce in un sistema coerente: potenziamento del trasporto pubblico, riduzione progressiva del traffico privato, incentivi alla bici e alla pedonalità, gestione intelligente dei flussi.
Firenze ha messo un tassello. Ora tocca all’intera architettura del sistema muoversi nella stessa direzione.
Fonti: Comune di Firenze, La Nazione, Il Tirreno, Firenze Today, Intoscana — maggio 2026.
Foto di Cesare Bacci
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