Quando pubblico è meglio
Lo scorso 21 marzo, primo giorno di primavera, data scelta non del tutto casualmente, è stato inaugurato il nuovo Parco di Sorgane nel Comune di Bagno a Ripoli. Si tratta di un’area di quasi 9 ettari di territorio sottratto al degrado e all’incuria, luogo di spaccio e discariche abusive, restituendola a fruizione pubblica mediante sentieri e passaggi sopraelevati e un’illuminazione notturna poco invasiva che la rendono accessibile da chiunque, rispettando la varietà naturale delle specie esistenti, le culture realizzate dall’uomo in epoca passata e l’assorbimento e il deflusso delle acque piovane e sorgive.
Questo evento, che potrebbe passare nella cronaca locale senza tanti clamori, è invece importante per diversi motivi.
La prima buona notizia è che è disponibile per tutti una nuova area verde, facilmente raggiungibile anche tramite la futura nuova linea della tramvia, nata a metà strada fra un quartiere che in passato ha vissuto periodi poco lusinghieri e un Comune che specialmente nel suo capoluogo non ne aveva di così vaste, anche se naturalmente può contare su colline e dintorni invidiabili.
Il secondo motivo è che questo spazio è stato concepito per essere vissuto ed utilizzato dal maggior numero di persone, con particolare attenzione ai giovani e alle scolaresche che potranno usufruire di spazi ricreativi e di approfondimento e andare alla ricerca delle biodiversità e delle colture aromatiche e medicinali presenti.
Ma la novità più fulgida è che questo pezzetto di territorio è stato strappato all’abbandono e all’inquinamento, di cui era vittima quando era in mani private, dall’iniziativa pubblica della lungimirante precedente amministrazione comunale, e completata dalla attuale, che ha rifiutato le lusinghe commerciali per realizzare improbabili progetti di campeggi con piscina o alloggi di lusso, per farne invece una risorsa a disposizione di tutti, gratuita e aperta, invertendo quella consuetudine che vede un “pubblico” povero e incapace di realizzare grandi opere senza l’aiuto del “privato”.
Adesso tocca anche ai cittadini di tutelare i nuovi spazi difendendoli dall’incuria e dal vandalismo facendo la cosa più semplice: frequentandoli quotidianamente rendendoli vivi e vissuti e allontanando quel malaffare che aveva rovinato quest’area proprio perché chiusa e inaccessibile ai più, ma evidentemente non alla criminalità.
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