Il rumore delle motoseghe
I rumori accompagnano le nostre giornate, creando un tappeto sonoro di sottofondo alle usuali attività quotidiane. Ci siamo abituati. Anzi, ci tengono compagnia.
Il traffico più o meno ovunque in città; i treni, per chi abita vicino alla ferrovia o alle stazioni; le voci dei bambini, per chi abita vicino a scuole, asili e parchi gioco; sono solo alcuni esempi di rumori che ci sono familiari.
Questi ultimi giorni, però, sono caratterizzati da un rumore che non faceva parte del consueto tappeto sonoro cittadino: le motoseghe.
Una delle conseguenze della devastazione di sabato sera è l’ingresso prepotente di questo suono nelle vite dei fiorentini della zona sud.
I fiorentini guardano con rassegnazione i segni del passaggio di quello che è il fenomeno meteorologico peggiore che la città abbia vissuto da quasi cinquant’anni a questa parte, mentre da più parti risuona l’ormai familiare rumore delle seghe a motore che tagliano tronchi e rami di alberi abbattuti o cadenti.
Come spesso succede è nelle avversità che si vede il valore degli uomini. Che siano condomini che fanno fronte comune per la gestione di un’emergenza privata, come la distruzione di auto, tetti o edifici, o che siano figure pubbliche, come Vigili del Fuoco o addetti della Protezione Civile, che si fanno carico di restituire alla città la sua normalità.
La gratitudine di una città va a coloro che si sono da subito dedicati anima e corpo a “rimettere in ordine” Firenze, trasformando un suono sgradevole come quello delle seghe a motore in un suono di speranza, perché ogni ramo tagliato è un piccolo contributo a superare questo trauma che la città ha vissuto e un piccolo passo per il ritorno alla normalità.
Come per tutti i traumi i segni resteranno per parecchio tempo, ma il percorso di guarigione è cominciato.




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